• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
S.4/00209 SCILIPOTI - Al Ministro della salute - Premesso che: per attività libero-professionale intramuraria (ALPI) si intende l'attività che la dirigenza del ruolo sanitario medico e non...



Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-00209 presentata da DOMENICO SCILIPOTI
martedì 21 maggio 2013, seduta n.024

SCILIPOTI - Al Ministro della salute - Premesso che:

per attività libero-professionale intramuraria (ALPI) si intende l'attività che la dirigenza del ruolo sanitario medico e non medico, individualmente o in équipe, esercita fuori dell'orario di lavoro, in favore e su libera scelta dell'assistito pagante, ad integrazione e supporto dell'attività istituzionalmente dovuta;

l'attività libero-professionale viene erogata nel rispetto dell'equilibrio tra attività istituzionali e libero-professionali secondo quanto previsto dall'art. 15-quinquies, comma 3, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502. Successivamente, l'articolo 22-bis del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, recante "Disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale, per il contenimento e la razionalizzazione della spesa pubblica, nonché interventi in materia di entrate e di contrasto all'evasione fiscale", ha affidato alle Regioni il compito di controllare le modalità di svolgimento dell'attività in intramoenia dei dirigenti sanitari, stabilendo un limite in termini quantitativi all'attività libero professionale. Il decreto-legge, infatti, impone che l'attività libero-professionale non superi sul piano quantitativo, nell'arco dell'anno, l'attività istituzionale dell'anno precedente;

per quanto riguarda la "intramoenia allargata" (l'attività libero professionale svolta in spazi sostitutivi fuori dall'azienda), l'articolo 15-quinquies, comma 10, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, consente l'utilizzo del proprio studio professionale con le modalità previste dall'atto di indirizzo e coordinamento di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 27 marzo 2000, fermo restando per l'azienda sanitaria la possibilità di vietare l'uso dello studio nel caso di possibile conflitto di interessi. L'uso dello studio professionale è però consentito solo in caso di carenza di strutture e spazi aziendali idonei, limitatamente alle attività libero-professionali in regime ambulatoriale e fino alla data, certificata dalla Regione o dalla Provincia autonoma, del completamento da parte dell'azienda sanitaria di appartenenza degli interventi strutturali necessari ad assicurare l'esercizio dell'ALPI;

la legge 3 agosto 2007, n. 120, recante "Disposizioni in materia di attività libero-professionale intramuraria e altre norme in materia sanitaria", ha previsto nuove norme in merito alle modalità di esercizio della libera professione e soprattutto ha fissato tempi certi, ma sempre prorogati da successivi provvedimenti, per la realizzazione di idonei spazi aziendali, nonché per il definitivo passaggio al regime ordinario del sistema dell'attività libero-professionale intramuraria. La legge prescrive diverse azioni individuando responsabilità tanto a carico delle Regioni e Province autonome, quanto a carico delle singole aziende;

in merito ai termini per il definitivo passaggio al regime ordinario dell'ALPI, la legge n. 120 del 2007 ha stabilito che, per garantire l'esercizio dell'attività libero-professionale intramuraria, le Regioni e le Province autonome assumono, presso le aziende sanitarie locali, le aziende ospedaliere, le aziende ospedaliere universitarie, i policlinici universitari a gestione diretta e gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico di diritto pubblico, le iniziative più idonee per assicurare gli interventi di ristrutturazione edilizia, necessari per rendere disponibili i locali destinati a tale attività. La stessa legge, all'articolo 1, comma 2, ha ribadito l'autorizzazione all'utilizzo, in via straordinaria e previa autorizzazione aziendale, del proprio studio professionale per l'esercizio dell'ALPI, fissando, per la cessazione del regime straordinario, termini temporali, più volte prorogati dalle leggi annuali di proroga;

il decreto-legge 13 settembre 2012, n. 158, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 novembre 2012, n. 189, recante "Disposizioni urgenti per promuovere lo sviluppo del Paese mediante un più alto livello di tutela della salute", cosiddetto decreto Balduzzi, modificando la legge n. 120 del 2007, ha previsto la predisposizione da parte delle Regioni e delle Province autonome di Trento e di Bolzano ovvero, su disposizione regionale, del competente ente o azienda del Servizio sanitario nazionale, di un'infrastruttura di rete per il collegamento in voce o in dati, in condizioni di sicurezza, tra l'ente o l'azienda e le singole strutture nelle quali vengono erogate le prestazioni di attività libero-professionale intramuraria, interna o in rete;

lo stesso decreto ha inoltre previsto la possibilità per le Regioni e le Province autonome nelle quali siano presenti aziende sanitarie nelle quali risultino non disponibili gli spazi per l'esercizio dell'attività libero professionale, di autorizzare, limitatamente alle medesime aziende sanitarie, l'adozione di un programma sperimentale, entro il 30 aprile 2013, che preveda lo svolgimento delle stesse attività, in via residuale, presso gli studi privati dei professionisti collegati in rete, previa sottoscrizione di una convenzione annuale rinnovabile tra il professionista interessato e l'azienda sanitaria di appartenenza, sulla base di uno schema tipo approvato con accordo sancito dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano;

la verifica del programma sperimentale sarà effettuata entro il 28 febbraio 2015 dalla Regione interessata, in base a criteri fissati con accordo sancito dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano. In caso di verifica positiva, la Regione medesima, ponendo contestualmente termine al programma sperimentale, può consentire in via permanente ed ordinaria, limitatamente allo specifico ente o azienda del Servizio sanitario regionale ove si è svolto il programma sperimentale, lo svolgimento della attività libero-professionale intramuraria presso gli studi professionali collegati in rete;

considerato che la maggior parte delle Regioni e delle aziende non è riuscita ad organizzare il programma sperimentale, al punto che anche la Conferenza Stato-Regioni ha evidenziato la difficoltà delle Regioni a mettersi a regime,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga di adottare opportune iniziative volte a disporre il differimento del termine del 30 aprile 2013 per l'adozione dello stesso programma, che prevede il collegamento operativo delle attività libero-professionali all'infrastruttura di rete.

(4-00209)