• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/00214 secondo quanto emerso dal Rapporto nazionale «Pesticidi nelle acque 2013» realizzato dall'Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) sulla base delle informazioni,...



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-00214presentato daZACCAGNINI Adrianotesto diMartedì 16 aprile 2013, seduta n. 9

ZACCAGNINI, MICILLO, L'ABBATE, MANLIO DI STEFANO, DE ROSA, GALLINELLA, SEGONI, LOREFICE, SILVIA GIORDANO, DELL'ORCO, VALLASCAS, SIBILIA, MANTERO, MARZANA, BONAFEDE, SIMONE VALENTE, PRODANI, DE LORENZIS, PARENTELA, D'AMBROSIO, ZOLEZZI, DI BENEDETTO e BENEDETTI. — Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro della salute . — Per sapere – premesso che:
secondo quanto emerso dal Rapporto nazionale «Pesticidi nelle acque 2013» realizzato dall'Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) sulla base delle informazioni, relative al 2010, fornite dalle Regioni e dalle agenzie regionali e provinciali per la protezione dell'ambiente, circa la metà della acque territoriali italiane sarebbero contaminate da pesticidi;
in particolare, si legge nel Rapporto, sono 166 i tipi di pesticidi rilevati nelle acque – a fronte dei 118 del biennio 2007-2008 – e 13,2 per cento delle stesse presenta livelli di tossicità per gli organismi acquatici superiori ai limiti consentiti dalla legge;
nel 2010, secondo lo studio dell'Ispra, sono stati rinvenuti residui nel 55,1 per cento dei 1.297 punti di campionamento delle acque superficiali e nel 28,2 per cento dei 2.324 punti di quelle sotterranee;
di una così elevata contaminazione delle acque, sono responsabili secondo l'Istituto soprattutto i residui di prodotti fitosanitari utilizzati in agricoltura. Infatti, in questo settore vengono utilizzati 5,6 chili di fitosanitari per ettaro (dati Istat), 350 sostanze tossiche diverse, 140 mila tonnellate all'anno, che da sole fanno il 33 per cento del totale usato in tutta l'Unione europea;
la contaminazione italiana appare più diffusa nella pianura padano-veneta (a causa alle caratteristiche idrologiche di quell'area, del suo intenso utilizzo agricolo), ma anche al centro sud, i miglioramenti del monitoraggio stanno portando alla luce una contaminazione significativa;
i pesticidi più rilevati nelle acque superficiali sono: glifosate, Ampa, terbutilazina, terbutilazina-desetil, metolaclor, cloridazon, oxadiazon, Mcpa, lenacil, azossistrobina;
nelle acque sotterranee, con frequenze generalmente più basse, le sostanze presenti in quantità maggiore sono bentazone, terbutilazina e terbutilazina-desetil, atrazina e atrazina-desetil, 2,6-diclorobenzammide, carbendazim, imidacloprid, metolaclor, metalaxil;
ancora molto diffusa risulta la contaminazione da erbicidi triazinici come la terbutilazina (sostanza più rinvenuta in assoluto in Italia), ma sono ancora largamente presenti anche sostanze fuori commercio da tempo, come l'atrazina e la simazina, poiché risulta molto forte la loro persistenza nel terreno;
nonostante il dettagliato Rapporto, risulta complicato ad oggi aver un quadro completo e una mappatura il più possibile chiara dei livelli e della diffusione della contaminazione da pesticidi nel nostro Paese, poiché, mentre per i prodotti fitosanitari è più facile reperire informazioni circa le vendite e la diffusione, per i biocidi – pesticidi che includono i disinfettanti domestici, i preservanti del legno, gli anti-incrostanti per le imbarcazioni e gli insetticidi domestici, che spesso hanno, anche se in dosi diverse, lo stesso principio attivo di quelli usati in agricoltura – il monitoraggio risulta più difficile;
secondo quanto dichiarato da Paolo Paris, coordinatore del Rapporto, inoltre, spesso sono le stesse regioni o agenzie regionali e provinciali per la protezione ambientale ad ostacolare il monitoraggio dell'Ispra. Mancano, infatti, nell'analisi dell'Istituto i dati di Liguria e Calabria e risultano troppo pochi per essere utili quelli di Campania, Sardegna, Basilicata, Lazio, Molise e più o meno di tutte le regioni a esclusione di quelle della pianura padano-veneta, in cui di conseguenza l'inquinamento appare maggiore;
tali allarmanti dati, a parere dell'interrogante, dovrebbero muovere un'azione concreta e costante da parte del nostro Paese al fine di studiare in maniera approfondita l'inquinamento da pesticidi nel nostro Paese, proteggendo le nostre acque e di conseguenza la salute degli esseri viventi –:
se, sulla base di dati esposti dal rapporto Ispra e nell'ambito delle proprie competenze non intendano promuovere un intervento atto a revocare l'uso di particolari pesticidi nelle coltivazioni italiane, non solo basandosi su quanto imposto dall'Unione europea in tale ambito, ma soprattutto in base ad esigenze e bisogni del nostro territorio, anche con il fine di prevenire drammatiche conseguenze derivanti dalla possibile portata di un inquinamento, quello da pesticidi, che non siamo ancora in grado di valutare nel dettaglio;
se non intendano, nell'ambito delle proprie competenze e con la collaborazione fattiva delle Agenzie regionali per la protezione ambientale, prevedere la possibilità di creare un percorso che consenta all'Istituto – che non ha la possibilità di invocare adempimenti o scadenze – di ricevere i dati sulla contaminazione delle acque da parte di tutte le regioni italiane, ed in maniera completa ed esaustiva, al fine di avere un quadro chiaro della contaminazione delle acque italiane.
(4-00214)