• Testo RISOLUZIONE IN ASSEMBLEA

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Atto a cui si riferisce:
S.6/00081 premesso che: il Consiglio europeo del 18 e 19 dicembre, anche in seguito alla presentazione dell'analisi annuale della crescita effettuata dalla Commissione, esaminerà gli ulteriori sforzi...



Atto Senato

Risoluzione in Assemblea 6-00081 presentata da LUIGI ZANDA
martedì 16 dicembre 2014, seduta n.366

Il Senato,
premesso che:
il Consiglio europeo del 18 e 19 dicembre, anche in seguito alla presentazione dell'analisi annuale della crescita effettuata dalla Commissione, esaminerà gli ulteriori sforzi da compiere per favorire la crescita, l'occupazione e la competitività europea e, in tale contesto, discuterà in particolare dell'iniziativa della Commissione finalizzata a mobilitare 315 miliardi di euro di investimenti nel periodo 2015-2017;
la mancata crescita dell'economia e la disoccupazione sono i problemi principali di cui sta soffrendo l'Europa, perché malgrado gli sforzi compiuti a livello nazionale e dell'UE, la ripresa è ancora debole e ostacola la riduzione dell'elevato livello di disoccupazione, specie giovanile;
in tali circostanze, appare necessario che le politiche di riforme strutturali, percorso che l'Italia ha già intrapreso e deve proseguire e completare rapidamente, siano affiancate da politiche per la domanda aggregata, motivate dalla consistente componente congiunturale della disoccupazione, fermo restando il necessario equilibrio di bilancio;
infatti, se dal lato della domanda la politica monetaria può e deve svolgere un ruolo chiave, anche mediante il ricorso a "misure non convenzionali", la politica di bilancio deve assumere un ruolo più incisivo dal momento che l'Europa si trova in una tipica situazione di "trappola della liquidità" e politiche "supply side" non sono sufficienti;
è necessario assicurare a tutti i paesi la possibilità di ricorrere appieno alla politica di bilancio nazionale come strumento anticiclico utilizzando tutti i margini di flessibilità esistenti per favorire la ripresa e sviluppando un'azione a livello dell'UE per allentare ulteriormente i vincoli che impediscono di contrastare efficacemente le fasi avverse del ciclo economico;
è altresì necessario sviluppare una politica di investimenti pubblici a livello europeo, specie nei settori che stimolano la crescita, come le infrastrutture, l'istruzione e la ricerca, anche alla luce della fase attuale caratterizzata dalla caduta degli investimenti privati e da tassi d'interesse a livelli storicamente bassissimi;
negli anni della crisi i livelli di investimento in Europa sono precipitati: dal 2007 al 2014 sono diminuiti di circa 430 miliardi di euro, una riduzione del 15 per cento, con picchi del 22 per cento in Italia e del 31 per cento in Spagna;
lo stesso Fondo Monetario, nell'ultimo World Economic Outlook, ha stimato che un aumento delle spese in investimenti pari all'1 per cento del PIL incrementerebbe il prodotto di circa lo 0,4 per cento nello stesso anno e dell'1,5 per cento nei quattro anni successivi, garantendo, a parità di altre condizioni, anche effetti positivi sulla dinamica debito/PIL e deficit/PIL attraverso un aumento del denominatore più che proporzionale rispetto a quello del numeratore;
le risorse del bilancio comunitario non sono sufficienti per attivare un intervento pubblico finalizzato al rilancio degli investimenti, poiché ammontano a circa 180 miliardi di euro l'anno, cioè circa l'1 per cento dell'Reddito nazionale lordo dell'UE e sono peraltro destinate solo in parte al sostegno ad investimenti;
il 26 novembre scorso la Commissione europea ha annunciato un piano di investimenti per rilanciare la crescita, articolato in tre filoni principali: (1) la creazione di un nuovo Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS), garantito con fondi pubblici; (2) la creazione di una riserva di progetti accompagnata da un programma di assistenza per incanalare gli investimenti dove sono maggiormente necessari; (3) una tabella di marcia per rendere l'Europa più attraente per gli investimenti ed eliminare le strettoie regolamentari;
il FEIS verrà istituito in collaborazione con la Banca europea per gli investimenti (BEI) e si avvarrà di una garanzia di 16 miliardi di euro provenienti dal bilancio dell'UE (destinati al finanziamento degli investimenti a lungo termine nelle infrastrutture, nell'istruzione e nella ricerca, nelle energie rinnovabili) in combinazione con 5 miliardi di euro impegnati dalla BEI (in favore delle PMI e delle imprese a media capitalizzazione): secondo le stime della Commissione l'effetto moltiplicatore del fondo dovrebbe essere di 1:15, così da mobilitare non meno di 315 miliardi di euro di investimenti pubblici e privati aggiuntivi nel corso dei prossimi tre anni (2015-2017);
tale effetto moltiplicatore non appare tuttavia adeguatamente dimostrato e rischia di essere sovrastimato. Il Piano della Commissione affida inoltre alla volontà di singoli Stati membri la mobilitazione di ulteriori risorse a sostegno degli investimenti da esso previsti;
è necessario prevedere espressamente che gli investimenti del Piano, sia per quanto riguarda i contributi che gli Stati verseranno nel fondo comune che per i cofinanziamenti nazionali dei progetti selezionati, siano esclusi dal computo dei parametri del Patto di stabilità e crescita, una misura transitoria ed eccezionale attivabile senza modificare i Trattati;
vanno altresì promossi gli investimenti in infrastrutture da parte delle imprese mediante lo sviluppo di strumenti fiscali a livello europeo, soprattutto in quei casi nei quali possono essere utilizzati per correggere esternalità che provengono da fallimenti di mercato, come nel caso della finanza di progetto;
per promuovere un ambiente favorevole agli investimenti sono essenziali mercati del credito più integrati e, pertanto, è opportuno sostenere il programma del nuovo Presidente della Commissione per costituire in Europa un'autentica unione dei mercati dei capitali, completando l'unione monetaria con quella finanziaria;
il piano proposto dal Presidente Juncker per gli investimenti strategici è un primo passo verso una politica europea maggiormente orientata agli investimenti e alla crescita ma va rafforzato perché non appare ancora sufficiente ad attivare la ripresa del ciclo economico;
è necessario che la revisione intermedia della Strategia Europa 2020 - che sarà portata a compimento nel corso del 2015 - provveda, per un verso, ad introdurre misure aggiuntive per il perseguimento degli obiettivi in materia di occupazione e lotta alla povertà, in cui si registra addirittura un arretramento rispetto ai target originari. Per altro verso, andrebbero integrati nella strategia nuovi obiettivi legati al mercato interno, all'erogazione del credito al sistema produttivo e alla politica industriale, senza i quali non è possibile rilanciare crescita e occupazione nell'UE;
a tale scopo occorre in particolare integrare la politica industriale nella procedura del semestre europeo, assicurando che le raccomandazioni specifiche per Paese contengano indicazioni puntuali affinché tutti gli stati membri concorrano all'obiettivo di portare entro il 2020 al 20 per cento del PIL europeo la quota rappresentata dall'industria;
considerato che:
il disegno di legge di stabilità all'esame del Parlamento reca misure espansive orientate alla crescita, coerenti con il piano di investimenti della Commissione europea che sarà sottoposto al prossimo Consiglio europeo;
gli impegni assunti in sede europea dal Governo italiano sono stati ritenuti credibili, tanto che la Commissione Europea ha sospeso fino a marzo eventuali interventi procedurali: in questo senso si sono espressi sia il documento di valutazione del Documento programmatico di bilancio del 28 novembre, sia la dichiarazione dell'Eurogruppo dell'8 dicembre;
il dialogo in corso con la Commissione e con i nostri partner, nel quale si inseriscono anche le comunicazioni del Commissario Moscovici ai Parlamenti nazionali, sta portando a importanti risultati in termini di apertura verso l'Italia, che sta ottenendo una maggiore flessibilità sui tempi e sui percorsi di adeguamento ai parametri di finanza pubblica nel contesto delle regole europee: tale flessibilità è indispensabile per evitare politiche pro-cicliche dannose per la crescita e per poter attuare interventi volti a rilanciare la crescita,
impegna il Governo:
a monitorare in corso d'anno gli effetti della manovra di bilancio, con particolare riguardo al rispetto degli obiettivi programmatici concordati in sede europea;
a promuovere il potenziamento della strumentazione e della dotazione finanziaria dell'Unione europea, finalizzato al sostegno dell'economia, attraverso l'adozione di misure e la sperimentazione di strumenti che svolgano una funzione anticiclica, e a utilizzare la revisione intermedia del quadro finanziario pluriennale, prevista per fine 2016, per orientare ulteriormente il bilancio dell'UE verso l'occupazione, la crescita e la competitività;
a sostenere un processo riformatore che attribuisca alla Banca Centrale Europea un ruolo maggiormente attivo a favore della crescita;
a sollevare il tema della rimozione delle barriere all'integrazione dei mercati dei capitali, sostenendo la proposta del Presidente Juncker sull'unione dei mercati dei capitali, in modo da diminuire il costo della raccolta di fondi, soprattutto per le piccole e medie imprese, contribuendo nel contempo a ridurre la nostra fortissima dipendenza dal finanziamento bancario e aumentando così l'attrattiva dell'Europa come piazza d'investimento;
a promuovere nelle sedi europee lo sviluppo di meccanismi di sostegno e mutualizzazione del debito sovrano per salvaguardare il ruolo di stabilizzatori delle politiche di bilancio nazionali, fermo restando un solido e credibile quadro di riferimento per i conti pubblici;
a sostenere l'esclusione dai saldi rilevanti ai fini del rispetto del Patto di stabilità e crescita e degli altri obblighi comunitari sia dei contributi che gli Stati membri effettueranno al Fondo europeo per gli investimenti strategici sia dei cofinanziamenti nazionali dei progetti previsti dal Piano ovvero nell'ambito dei fondi strutturali e di altri strumenti finanziari dell'UE;
ad assicurare la tempestiva operatività del FEIS e una adeguata assistenza tecnica per l'elaborazione dei progetti, l'utilizzo delle risorse e l'accesso ad altre fonti di finanziamento pubbliche e private;
a promuovere l'adozione di una migliore regolazione a livello europeo e la convergenza delle regolazioni nazionali verso modelli più favorevoli agli investimenti mediante la riduzione dei rischi non finanziari e dei costi regolatori, con particolare attenzione all'implementazione dell'Agenda strategica per l'Unione;
a sollecitare lo sviluppo di speciali strumenti fiscali e finanziari e la definizione a livello internazionale di un quadro regolatorio contabile e prudenziale per incentivare gli investimenti privati di lungo periodo;
a promuovere, attraverso la definizione di criteri rigorosi e puntuali, la concentrazione degli investimenti del Piano nei settori cruciali: reti energetiche e di trasporto, energie rinnovabili ed efficienza energetica, istruzione, ricerca e innovazione, economia digitale, banda larga, infrastrutture sociali, prevenzione del dissesto idrogeologico, garantendo agli investitori privati programmi economicamente solidi;
ad assicurare che la revisione intermedia della Strategia Europa 2020 - che sarà portata a compimento nel corso del 2015 - provveda ad integrare nella medesima strategia nuovi obiettivi legati al mercato interno, all'erogazione del credito al sistema produttivo e alla politica industriale, senza i quali non è possibile rilanciare crescita e occupazione nell'UE;
ad integrare pienamente gli obiettivi della nuova politica industriale europea nella Strategia Europa 2020 e nella procedura del semestre europeo, assicurando che le raccomandazioni specifiche per Paese contengano indicazioni puntuali affinché tutti gli stati membri concorrono all'obiettivo di portare entro il 2020 al 20 per cento del PIL europeo la quota rappresentata dall'industria;
a sostenere le iniziative volte a contrastare l'evasione e l'elusione fiscale a livello europeo e globale, accompagnandole con misure volte ad un maggior coordinamento dei sistemi fiscali nell'UE, anche con riferimento all'imposizione diretta, al fine di ridurre la concorrenza fiscale dannosa;
a proseguire, contestualmente alla predisposizione di politiche ceuropee espansive, nel percorso di riforme strutturali già avviate sul versante del lavoro, della giustizia, del fisco e della pubblica amministrazione;
a favorire, nell'ambito della elaborazione di una Strategia UE per la Macro-Regione Alpina entro giugno 2015, la cooperazione transfrontaliera tra Stati, Regioni, Province autonome di Trento e di Bolzano e società civile, al fine di superare gli squilibri economici, sociali e territoriali esistenti e di ridare slancio agli investimenti, a beneficio di tutti i soggetti coinvolti.
(6-00081)
ZANDA, SACCONI, ZELLER, SUSTA, DI BIAGIO.