• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
S.4/03178 COLUCCI - Al Ministro della giustizia - Premesso che: i provveditorati regionali dell'amministrazione penitenziaria, sotto la supervisione del Dipartimento dell'amministrazione...



Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-03178 presentata da FRANCESCO COLUCCI
giovedì 18 dicembre 2014, seduta n.367

COLUCCI - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

i provveditorati regionali dell'amministrazione penitenziaria, sotto la supervisione del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria del Ministero della giustizia, esercitano, ai sensi del decreto ministeriale 22 gennaio 2002, le competenze relative ad affari di rilevanza circoscrizionale, secondo i programmi, gli indirizzi e le direttive disposti dal Dipartimento, anche al fine di assicurare l'uniformità dell'azione penitenziaria sul territorio nazionale;

tra i compiti conferiti ai provveditori regionali, nell'ambito dell'area del trattamento intramurale dei detenuti, si segnalano in particolare: progettare, programmare e raccordare le iniziative e le esperienze nel campo del trattamento intramurale e delle misure alternative alla detenzione, anche con l'apporto di un gruppo consultivo interprofessionale; esprimere pareri per la nomina degli assistenti volontari; coordinare le attività scolastiche, culturali, ricreative e sportive organizzate dalle direzioni degli istituti penitenziari per i detenuti e gli internati; coordinare le attività e le risorse per i detenuti e gli internati in materia di lavoro e di addestramento professionale;

le carceri italiane da anni soffrono dell'annoso problema del sovraffollamento. Il nostro Paese sta collezionando ripetutamente condanne da parte della Corte europea diritti umani davanti la quale pendono centinaia di ricorsi per trattamenti degradanti e contrari al senso di umanità. Ben vengano allora tutte le iniziative programmate per incentivare il reinserimento sociale dei detenuti. Molti detenuti attraverso accordi stipulati tra enti locali e case di detenzione vengono destinati a lavori di utilità sociale, o a programmi mirati che offrono una leva motivazionale a giudizio dell'interrogante formidabile per creare un'identità nuova e un diverso percorso esistenziale a persone fragili e vulnerabili;

la scommessa del lavoro come strumento per il recupero dei detenuti: questa sembra essere la strada giusta da perseguire da parte delle case circondariali per ridonare alla collettività soggetti capaci di riabilitarsi nella società dopo gli errori commessi. Sempre che il tutto avvenga nella legalità;

considerato che, per quanto risulta all'interrogante:

il provveditore dell'amministrazione penitenziaria per la Regione Lombardia ha avallato l'avvio e l'operatività, presso il carcere di Milano "Bollate", di un'officina meccanica adibita anche a carrozzeria, al fine di far fronte alle esigenze della struttura in tema di riparazione e manutenzione degli automezzi di servizio e tale iniziativa è stata estesa anche all'interno del carcere di Milano "Opera". I lavori presso l'officina del carcere di Bollate dovrebbero essere eseguiti materialmente ed esclusivamente da detenuti aventi esperienza nel settore, nell'ambito di un programma di reinserimento sociale degli stessi;

in realtà tale prescrizione non è mai stata ottemperata nei fatti poiché il personale di Polizia penitenziaria è stato distolto dai propri compiti istituzionali per essere ordinariamente impiegato, insieme ai detenuti, per qualsiasi lavoro di meccanica e/o di carrozzeria. Non a caso, lo stesso provveditore regionale aveva formalmente stabilito, tra le regole che disciplinano l'operatività dell'officina, che il personale di Polizia penitenziaria con esperienza pregressa nel settore doveva essere impiegato solo con compiti di supervisione dei lavori;

ma questa non sembra essere l'unica irregolarità riscontrata presso l'officina del carcere di Bollate. Infatti, secondo quanto segnalato dal Sindacato nazionale autonomo di Polizia penitenziaria (Si.N.A.P.Pe) in un esposto alla Procura della Repubblica presso il tribunale di Milano del 4 novembre 2014, nell'officina si sarebbero verificati fatti di una gravità inaudita riconducibili all'uso improprio delle attrezzature in dotazione, adibite all'effettuazione di interventi in totale assenza del rispetto delle regole previste dalla normativa vigente in materia. Dal punto di vista logistico, la struttura dispone di uno spazio modesto ed assolutamente inadeguato a garantire il rispetto dei parametri minimi sanciti dalle normative vigenti, costringendo chi vi opera a depositare ed a smaltire ogni genere di scarti e pezzi meccanici (chassis, gomme ed altri detriti) nelle vicinanze dell'officina; lo stesso provveditore regionale, inoltre, avrebbe anche acconsentito all'avvio, all'interno dell'officina meccanica, di una sorta di carrozzeria abusiva che non presenta sistemi di aerazione né di un forno per la verniciatura, in palese violazione della normativa vigente e con evidenti rischi per la salute di chi vi opera, cosa che risulta accadere anche presso l'officina del carcere di Opera; in entrambi gli istituti penitenziari risulta la verosimile violazione delle normative vigenti in materia di corretta gestione dei rifiuti ordinari nonché dei rifiuti speciali, potenzialmente pericolosi, cosa assai grave per un'amministrazione dello Stato qual è l'amministrazione penitenziaria regionale della Lombardia;

per quanto riguarda la gestione del personale, è stata più volte denunciata la palese violazione da parte del provveditorato delle regole che disciplinano le procedure in materia di mobilità regionale, che si sono contraddistinte per mancanza di trasparenza e di imparzialità. Infatti, più volte sono stati revocati, in modo arbitrario, con atti contraddittori e privi di titolo giustificativo, alcuni provvedimenti di distacco, salvo poi essere riconfermati senza una logica precisa e l'utilizzo di criteri razionali; a tal proposito corre l'obbligo di evidenziare che l'amministrazione penitenziatria, nel caso di specie il provveditore regionale per la Lombardia, per le finalità d'interesse pubblico che persegue, ha l'obbligo di agire in maniera imparziale e nel pieno rispetto delle regole, evitando qualsivoglia disparità di trattamento causate da pressioni sindacali finalizzate alla tutela di ingiustificati privilegi per i propri associati;

altri rilievi emergono dal punto di vista della responsabilità amministrativo-contabile. Infatti si sarebbe palesata un'evidente incapacità nel gestire in modo efficiente le risorse umane a disposizione dell'officina del carcere di Opera. In particolar modo presso il carcere, il ricorso allo strumento del lavoro straordinario dovrebbe essere giustificato esclusivamente da improcrastinabili e/o indifferibili esigenze di servizio; al contrario, il personale dell'officina riuscirebbe ad accumulare anche 60 ore di straordinario ogni mese. Se queste informazioni dovessero essere confermate nell'ambito delle indagini della Procura di Milano, si potrebbero verificare delle gravi conseguenze per il provveditore per danni all'erario dello Stato,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno avviare le necessarie indagini interne al fine di valutare se sussistano o meno gravi e palesi violazioni delle regole vigenti, tali da configurare evidenti profili di responsabilità penale, amministrativa e contabile a carico dei responsabili per i fatti esposti.

(4-03178)