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Atto a cui si riferisce:
C.5/02945 l’«opzione donna» è un regime sperimentale che prevede – secondo l'articolo 1, comma 9, della legge n. 243 del 2003 cosiddetta Riforma Maroni – fino al 31 dicembre 2015 il pensionamento...



Atto Camera

Risposta scritta pubblicata Mercoledì 11 giugno 2014
nell'allegato al bollettino in Commissione XI (Lavoro)
5-02945

L'interrogazione dell'onorevole Giorgetti concerne le iniziative del Governo per dare seguito alla risoluzione n. 7-00159 adottata dalla XI Commissione della Camera dei deputati il 13 novembre scorso, con la quale si è impegnato il Governo «a sollecitare l'INPS a rivedere il punto 7.2 della circolare n. 35 del 2012» relativamente ai vincoli temporali di applicazione dell'articolo 1, comma 9, della legge n. 243/2004 a seguito della riforma pensionistica del 2011 in tema di trattamento pensionistico delle lavoratrici.
In virtù del criterio interpretativo di cui alla citata circolare, il conseguimento del diritto all'accesso al trattamento pensionistico coincide con l'apertura della cosiddetta «finestra mobile d'accesso» di cui al decreto-legge n. 78 del 2010 ed è pertanto successivo al momento del perfezionamento dei requisiti anagrafici e contributivi.
Ne consegue che la facoltà in questione non può essere esercitata dalle lavoratrici che perfezionino i requisiti anagrafici e contributivi nell'anno 2015 ma solo da quelle per le quali la prima decorrenza utile al trattamento pensionistico si collochi entro il 2015.
Al riguardo segnalo che i competenti uffici del Ministero del lavoro e delle politiche sociali che pure, in un primo momento, aveva avallato la tesi interpretativa più restrittiva trasfusa nella circolare in oggetto, hanno successivamente rilevato, sulla base di un ulteriore approfondimento della normativa di riferimento, la complessiva opinabilità della questione.
A questo proposito faccio presente che il Ministero dell'economia e delle finanze ha finora espresso un orientamento contrario alla possibilità di rivedere il punto 7.2 della circolare n. 35 del 2012, ritenendo che il contenuto sia coerente con la lettera della disposizione di cui all'articolo 1, comma 9, della legge n. 243 del 2004.
Nella tesi del Ministero dell'economia e delle finanze, infatti, la legge farebbe espressamente richiamo alla possibilità di conseguire il diritto all'accesso al trattamento pensionistico di anzianità «in via sperimentale, fino al 31 dicembre 2015», escludendo quindi che il regime sperimentale possa protrarsi oltre tale data.
Ciò sarebbe confermato, peraltro, dal fatto che l'ultimo periodo della disposizione prevede che «entro il 31 dicembre 2015 il Governo verifica i risultati della predetta sperimentazione, al fine di una sua eventuale prosecuzione».
Risulterebbe quindi evidente che, qualora si decidesse fin da ora di consentire alle lavoratrici di presentare domanda di pensionamento anche per l'intero anno 2016, tale scelta verrebbe assunta in assenza dei risultati della sperimentazione, finalizzata proprio a verificare la possibilità di una eventuale prosecuzione della stessa.
Peraltro, il ricorso all'istituto previsto, in via sperimentale, dall'articolo 1, comma 9, della legge n. 243 del 2004, risulterebbe essere in costante aumento nel corso dell'ultimo biennio (e in particolare nell'anno 2013), in ragione dell'entrata in vigore della riforma pensionistica del 2011, configurandosi come un canale alternativo rispetto ai requisiti introdotti dal cosiddetto decreto-legge «Salva Italia».
In tal senso, l'eventuale prosecuzione del regime sperimentale potrebbe essere effettuata solo attraverso una modifica normativa, con l'individuazione della relativa copertura finanziaria, fermo restando che tale prosecuzione comprometterebbe gli effetti complessivi della riforma in quanto consentirebbe il ritiro ad età ampiamente inferiori a quelle previste dal decreto-legge n. 201 del 2011.
In ogni caso, si può fin d'ora assicurare la disponibilità del Ministero del lavoro e delle politiche sociali a riprendere un confronto con i competenti uffici del Ministero dell'economia e delle finanze – laddove quest'ultimo Dicastero volesse riconsiderare le proprie conclusioni – al fine di individuare ogni possibile soluzione che consenta di modificare la circolare INPS n. 35 del 2012, nel generale rispetto dei principi innanzi indicati.