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Atto a cui si riferisce:
C.5/03370 la reindustrializzazione è una delle strategie dell'Unione europea per la ripresa economica dell'Europa; l'obiettivo dell'Unione europea è raggiungere nei 2020 il 20 per cento di quota...



Atto Camera

Risposta scritta pubblicata Mercoledì 6 agosto 2014
nell'allegato al bollettino in Commissione X (Attività produttive)
5-03370

Il Ministero e il Governo stanno seguendo, naturalmente con grande impegno, lo sviluppo della situazione che si è determinata alla Acciai Speciali Terni (AST), la Società siderurgica ternana che all'inizio dell'anno è stata «restituita» a ThyssenKrupp dalla finlandese Otukompu alla quale era stata ceduta insieme a tutta la divisione degli Acciai Speciali della casa tedesca. Le vicende economiche, finanziarie e produttive che sono alla base di questi «scambi» di aziende, hanno destato preoccupazione e sorpresa nel Governo che non ha mancato di segnalare alla competente Commissione Europea ed al Presidente Almunya il danno arrecato allo stabilimento italiano da comportamenti a dir poco sconcertanti che certamente non hanno consentito una corretta gestione della vita di impresa.
Anche per queste ragioni la Presidenza del Consiglio ha subito chiesto ai vertici di ThyssenKrupp di riferire sulle loro reali intenzioni verso AST alla luce della loro precedente decisioni di abbandonare il settore degli acciai speciali. Lo scorso 18 marzo nel corso di un primo incontro presieduto dal Sottosegretario Del Rio, il dott. Joachim Limberg Vice President di ThyssenKrupp per la Business Area material services, ha comunicato che era stata avviata la preparazione del Business Plan di AST e che entro la metà del mese di luglio sarebbe stato illustrato tanto alle parti sociali quanto alle istituzioni nazionali e territoriali.
Così è avvenuto il 17 luglio quando, sempre alla Presidenza del Consiglio lo stesso Limberg ha presentato le linee generali del piano industriale che poche ore dopo sono state sviluppate dal nuovo AD di AST dott.ssa Lucia Morselli nel corso di un incontro con le Organizzazioni Sindacali svolto al Ministero dello Sviluppo Economico.
Il Piano illustrato muove dalla constatazione che nell'ultimo quinquennio AST ha accumulato perdite per circa 900 milioni e, quindi, si impone un intervento che recuperi produttività, efficienza e qualità in un contesto di mercato alquanto difficile soprattutto in Europa. Per raggiungere questi obiettivi, l'Azienda ritiene necessaria una forte riduzione dei costi (compreso il costo del lavoro), la riduzione di circa 550 posti di lavoro e prospetticamente la possibile chiusura di uno dei due forni fusori presenti nell'impianto di Terni.
A questa impostazione, Governo, Istituzioni e organizzazioni sindacali hanno ricordato che gli obiettivi di efficienza e recupero di redditività sono certamente condivisibili e tutti faranno la loro parte per raggiungerli, ma rischiano di essere poca cosa se non sono accompagnati anche da interventi concreti e visibili che diano prospettive di lungo periodo ad AST.
Di questo si discuterà il prossimo 4 settembre al MiSE dove le parti, convocate dal Ministro Guidi, saranno invitate ad avviare il confronto sugli interventi necessari per riportare lo stabilimento ternano a quei livelli di competitività che costituiscono la premessa per il recupero delle quote di mercato che potranno consentire di attenuare l'impatto impiantistico ed occupazionale formulato dalla Direzione aziendale.
A quell'appuntamento si deve arrivare con spirito costruttivo, superando inutili rigidità anche da parte aziendale che impediscono il confronto e la ricerca di solidi punti di convergenza. Senza questo spirito, che il Governo è impegnato ad alimentare, prevarranno le posizioni estreme che, come è già successo nei giorni scorsi, si accompagnano sempre ad azioni irresponsabili. Terni ha bisogno di AST e si dovrà seriamente operare perché AST sappia ancora creare ricchezza e lavoro.
Il Governo riprenderà, parallelamente al confronto con AST, anche il tavolo di settore. La siderurgia è ancora parte molto importante per la nostra economia e per questo vanno ricercate soluzioni (come si sta già facendo, ad esempio con la riduzione dei costi dell'energia) che migliorino la competitività e la capacità di esportare.