• Testo della risposta

link alla fonte scarica il documento in PDF

Atto a cui si riferisce:
C.4/06727 in data 14 novembre 2013, durante l'audizione presso la Commissione attività produttive della Camera dei deputati sulla risoluzione n. 7-00023 del deputato Benamati sui rifiuti radioattivi, gli...



Atto Camera

Risposta scritta pubblicata Giovedì 4 dicembre 2014
nell'allegato B della seduta n. 345
4-06727
presentata da
CRIPPA Davide

Risposta. — Come ricordato dal Ministero degli affari esteri e della cooperazione per quanto di competenza, il progetto Global Partnership è stato varato dal G8 in occasione della riunione di Kananaskis (Canada) del 2002, con lo scopo di supportare il disarmo nucleare e chimico in Russia.
In tale contesto, il 5 novembre 2003 è stato sottoscritto tra Italia e Russia «l'accordo di cooperazione per lo smantellamento dei sottomarini a propulsione nucleare radiati dalla Marina militare russa e la gestione sicura dei residui radioattivi e del combustibile nucleare esaurito». L'accordo è stato ratificato dalla Duma russa nel giugno del 2005 e dal Parlamento italiano con la legge n. 160 del 2005, con la quale l'Italia si è impegnata a erogare fino a 360 milioni di euro in dieci anni per finanziarne le relative attività.
In circa otto anni di lavoro sono stati firmati 46 contratti, 69 addenda contrattuali e un accordo esecutivo per un valore complessivo di 260 milioni di euro, già trasferiti a Sogin per effettuare i relativi pagamenti.
È opportuno ribadire che i fondi allocati dall'Italia per il progetto hanno determinato significative ricadute economiche per le imprese italiane coinvolte, visto che una parte cospicua dei fondi finora impegnati è rimasta in Italia. I risultati finora raggiunti si misurano con quanto fatto dagli altri donatori internazionali della «Global Partnership» per il numero di sottomarini smantellati e per il contributo alla risoluzione dei problemi di sicurezza ambientale, di non proliferazione, di protezione dei lavoratori.
Riassumendo brevemente i quesiti contenuti nell'atto in esame e al fine di rendere più puntuali le risposte del Governo, l'interrogante chiede, al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dell'economia e delle finanze e al Ministro degli affari esteri, di sapere:
a) se non sia il caso di rivalutare l'impegno dell'Italia in operazioni di questo tipo in Russia in quanto oggi appare chiaro che la crisi, che non poteva permettere investimenti alla stessa Russia fino a pochi anni fa, non risulterebbe essere ora così acuta considerando l'enorme cifra che sarebbe stata stanziata nel 2010 per il progetto di ammodernamento del proprio arsenale militare;
b) da dove provengano i fondi stanziati per sovvenzionare le operazioni di smantellamento dei sommergibili nucleari russi e si possa escludere l'impiego delle componenti energetiche A2 e MTC;
c) nel caso sia previsto tale impiego, se non si ritenga che si tratti di utilizzo improprio dei fondi delle componenti A2 e MTC e, nel caso ciò si sia già verificato, se non s'intenda trarne le dovute conseguenze quali la revoca degli incarichi di direzione;
d) in caso negativo, se il Governo intenda chiarire da dove provengano le somme stanziate nell'ambito dell'accordo di cooperazione internazionale sottoscritta da Italia e Russia nel 2003;
e) in base a quali criteri la costruzione della nave «Rossita» sarebbe stata affidata in via diretta a Fincantieri spa senza ricorrere a un regolare bando di gara.

Premesso quanto sopra, si rappresenta quanto segue.
Relativamente al punto sub lettera a), un eventuale ripensamento unilaterale da parte italiana in ordine al completamento del programma, comporterebbe la necessità di una rinegoziazione dell'accordo tra Italia e Federazione russa, che deve essere valutato in termini di opportunità politica. Ciò anche in relazione ad eventuali ulteriori attività che il nostro Paese potrebbe essere interessato a sviluppare con il partner russo. Si evidenzia inoltre che le conseguenze di un'eventuale sospensione non sarebbero solo bilaterali ma multilaterali, visto che l'Italia è parte di un programma che coinvolge altri Paesi. Peraltro appare utile rilevare che tutti gli altri Paesi interessati stanno continuando ad operare nelle attività già programmate.
Sono, comunque, in corso di definizione interventi riguardanti le modalità di realizzazione, orientate ancora di più a contenere i costi di gestione, con particolare riferimento a quelle sostenute dalla Ugp (Unita di gestione progettuale), alla quale è demandato il compito di svolgere le attività tecnico-gestionali e la risoluzione delle questioni operative, riguardanti la realizzazione dei progetti nell'ambito dell'accordo (articolo 4, comma 2). Tali spese, erroneamente attribuite dalla riferita inchiesta giornalistica al «comitato», ammontano infatti a circa 3 milioni di euro l'anno.
Diversamente il comitato, la cui costituzione è prevista dall'articolo 4 comma 1, dell'accordo, ha, tra l'altro, il compito di favorire la cooperazione, vigilare sulla realizzazione dell'Accordo stesso e sul rispetto delle disposizioni ivi stabilite, garantire il necessario controllo sull'andamento complessivo della collaborazione, approvare progetti, dirimere questioni, monitorare sull'attività di Ugp, etc. Allo scopo il comitato, composto da due rappresentanti per parte, si riunisce in genere due volte l'anno. Le spese per il funzionamento del comitato – marginali rispetto a quelle di Ugp – sono limitate principalmente alle esigenze logistiche degli incontri, alla redazione degli atti, al servizio di interpretariato.
Quanto ai quesiti sub lettera b), c) e d) si rappresenta che il combinato disposto degli articoli 1 e 3 della citata legge n. 160 del 2005 – con la quale, come detto, si è provveduto alla ratifica dell'accordo in parola – ha autorizzato a tale fine la spesa complessiva di euro 360 milioni per il periodo 2005-2013, di cui euro 8 milioni per l'anno 2005 ed euro 44 milioni annui a decorrere dal 2006, per consentire la partecipazione italiana all'accordo nel campo dello smantellamento dei sommergibili nucleari radiati dalla marina militare russa e della gestione sicura dei rifiuti radioattivi e del combustibile nucleare esaurito.
L'articolo 3, comma 2, della citata legge n. 160 del 2005 prevede inoltre che «All'onere di cui al comma 1 si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2005-2007, nell'ambito dell'unità previsionale di base di parte corrente «Fondo speciale» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2005, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri».
Pertanto i fondi stanziati per le attività dell'Accordo non derivano da componenti tariffarie della bolletta elettrica.
Quanto, infine, al quesito sub lettera e) si fa presente che l'articolo 5 dell'accordo prevede che la realizzazione dei progetti avviene in base a contratti stipulati dal committente russo e dal fornitore principale scelto di comune accordo in base a una gara, conformemente alla legislazione, alle norme e alle regole della Federazione russa.
Per la realizzazione della nave «Rossita», il lavoro è stato affidato direttamente a Fincantieri, per ragioni legate ad esigenze di urgenza, riservatezza e conservazione confidenziale dei documenti progettuali, competenza specifica, esperienza di collaborazione con imprese russe. Ciò con riferimento all'articolo 55 comma 6 della legge della Federazione russa del 21 luglio 2005, che contempla i casi di possibile assegnazione diretta. In ogni modo l'offerta è stata sottoposta da parte italiana ad un giudizio di congruità effettuato da Navarm – Direzione generale degli armamenti navali del Ministero della difesa –, che è il principale ente tecnico-finanziario della Marina militare e, pertanto, l'organo nazionale più autorevole in materia.
Il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare (Mattm), comunica, per quanto di competenza, che le risorse stanziate annualmente dal Cipe a valere sull'articolo 4, comma 1-bis, della legge 24 dicembre 2003, n. 368 – «Disposizioni urgenti per la raccolta, lo smaltimento e lo stoccaggio, in condizioni di massima sicurezza, dei rifiuti radioattivi» – (così come modificata dall'articolo 7-ter della legge 27 febbraio 2009, n. 13) e trasferite dalla cassa conguaglio per il settore elettrico ai comuni e alle province nel cui territorio sono ospitate le centrali elettronucleari e le altre installazioni del ciclo del combustibile nucleare, sono state da sempre vincolate (a partire dall'annualità 2004) alla realizzazione di «interventi mirati all'adozione di misure di compensazione in campo ambientale».
L'ultima delibera Cipe di riparto dei fondi in parola per l'annualità 2011 (delibera n. 41/2013) ha altresì individuato in maniera puntuale i settori ambientali oggetto di intervento (tutela delle risorse idriche, bonifica dei siti inquinati, gestione dei rifiuti, difesa e assetto del territorio, conservazione e valorizzazione delle aree naturali protette e tutela della biodiversità, difesa del mare e dell'ambiente costiero, prevenzione e protezione dall'inquinamento atmosferico, acustico ed elettromagnetico, interventi per lo sviluppo sostenibile).
Alla luce di quanto evidenziato, il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare esclude che i fondi per sovvenzionare gli interventi di smantellamento di sommergibili nucleari previsti dall'accordo internazionale sopra citato provengano da tale fonte di finanziamento.
Il Viceministro dello sviluppo economico: Claudio De Vincenti.