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Atto a cui si riferisce:
C.5/04187 l'Aethina tumida (Murray) meglio conosciuta come il coleottero degli alveari è un insetto della famiglia dei pulitori o coleotteri scavatori, originario del Sudafrica recentemente diffuso negli...



Atto Camera

Risposta scritta pubblicata Mercoledì 3 dicembre 2014
nell'allegato al bollettino in Commissione XIII (Agricoltura)
5-04187

Premetto che rispondo congiuntamente alle interrogazioni in oggetto che riguardano tutte il recente rinvenimento di focolai di Aethina tumida, un coleottero parassita delle api, che è stato rinvenuto nella zona di Gioia Tauro e successivamente anche in Sicilia.
La competenza specifica sugli interventi per lottare contro questo parassita è del Ministero della salute, e mi sono pertanto immediatamente attivato presso tale Ministero per conoscere quali iniziative fossero state assunte e con quali ricadute sul comparto dell'apicoltura.
Lo scorso settembre, non appena avuto conferma della presenza di Aethina tumida nella provincia di Reggio Calabria, in vicinanza del porto di Gioia Tauro (primo ingresso sul territorio europeo), tenendo altresì presenti gli ingenti danni da essa causati all'apicoltura negli Stati Uniti, Australia e Africa sub-sahariana, il Ministero della salute ha subito attivato le necessarie procedure per fronteggiare l'emergenza, secondo la normativa europea che impone, all'inizio di questi fenomeni, e fintantoché essi non diventino endemici, una strategia molto drastica, volta all'eradicazione.
Infatti, oltre ad inviare immediatamente sul posto il responsabile del centro di referenza nazionale dell'apicoltura dell'Istituto zooprofilattico delle Venezie, è stato disposto il controllo su tutti gli apiari presenti nel raggio di 20 km dal focolaio iniziale e la distruzione di quelli infestati. Contestualmente, per rintracciare gli apiari che avevano effettuato attività di nomadismo nella regione Calabria nel 2014, e distruggere le arnie infestate del parassita, sono state interessate le rimanenti regioni.
Sempre secondo le risultanze comunicate dal Ministero della salute, tutti gli alveari colpiti si trovano solo nell'area di 10 chilometri intorno al focolaio iniziale e le pertinenti disposizioni europee prevedono, in tale contesto, la chiusura di un territorio di 100 chilometri di raggio dal luogo di rinvenimento. È stato quindi deciso di portare avanti l'obiettivo dell'eradicazione dell'infestazione con la distruzione degli apiari colpiti.
La regione Calabria, direttamente responsabile come è noto dell'attuazione delle misure sul territorio, individuate le zone di restrizione, ha disposto i controlli obbligatori, per la ricerca del parassita, negli apiari ivi ricadenti e vietato la movimentazione al di fuori dal territorio calabrese.
Alla data del 2 dicembre, sono stati accertati 59 focolai in Calabria ed uno in Sicilia, in provincia di Siracusa (fonte: Centro di referenza nazionale per l'apicoltura – Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie), presumibilmente per un contatto con l'area calabrese che non si era fatto in tempo a bloccare.
Premesso che sin dal primo momento erano state consultate le categorie economiche interessate, l'evoluzione del fenomeno, con la persistenza dell'infestazione, ha giustificato la convocazione di una riunione per approfondire il confronto con dette associazioni, lo scorso 1o dicembre presso il Ministero della salute. All'incontro hanno partecipato, oltre al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali che ha coinvolto anche i responsabili scientifici del CRA che si occupano della materia, gli assessorati agricoli delle regioni Calabria e Sicilia.
Nel corso della riunione sono stati esaminati i dati più recenti sulla diffusione dell’Aethina tumida e si è prospettata la necessità di studiare eventuali linee di intervento non più volte alla eradicazione, bensì solo al contenimento. A tal riguardo il Ministero della salute si è dichiarato disponibile ad esaminare le condizioni normative europee per un adattamento della strategia, ferme restando le garanzie sul controllo della movimentazione da assicurare all'Unione europea.
È stato pertanto deciso di convocare una specifica riunione dell'Unità di Crisi l'11 dicembre prossimo, allargata ai Ministeri interessati, oltre alla salute, le politiche agricole e l'ambiente, gli esperti scientifici e tutte le associazioni di categoria agricole interessate.
Tra le azioni degli esperti convocati sin dall'11 dicembre, dovrà poi rientrare l'analisi sull'origine dell'emergenza che si è verificata.
Ricordo, che le «leggi di quarantena» che regolamentano l'introduzione sul territorio dell'Unione europea di vegetali e prodotti vegetali da Paesi terzi sono definite dalla Direttiva del Consiglio 2000/29/CE, recepita nell'Ordinamento italiano dal decreto legislativo n. 214 del 2005. Tuttavia, sulla base della valutazione effettuata dall'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), il rischio di introduzione di Aethina tumida con vegetali e prodotti vegetali è ritenuto inferiore a quello rappresentato dallo spostamento di colonie e prodotti dell'apicoltura che rappresentano la principale via di ingresso dell'organismo nocivo.
Da ultimo, proprio per contrastare l'insorgenza di nuove problematiche e prevenire i rischi, ritengo utile avviare un'indagine per comprendere la provenienza dell’Aethina tumida e sono convinto che il coinvolgimento del Corpo forestale dello Stato possa dare una risposta valida.
Siamo consapevoli, come Governo, che le misure di eradicazione, con la distruzione totale degli alveari, hanno comportato danni rilevanti agli operatori economici. Pertanto, per la corresponsione degli indennizzi, ai sensi della legge n. 218 del 1988, agli apicoltori che hanno avuto gli apiari distrutti in conseguenza dell'infestazione, è stato predisposto il pertinente provvedimento del Ministero della salute, attualmente in fase di registrazione della Corte dei conti.
Se tale decreto in qualche misura risarcisce la distruzione, vanno comunque calcolati i danni da mancato reddito, nonché i possibili effetti derivanti dalla mancata impollinazione.
Su questo fronte, il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali è impegnato per definire l'attivabilità del Fondo di solidarietà nazionale di cui al decreto legislativo n. 102 del 2004. Come è noto, al riguardo, i danni da mancato reddito e l'abbattimento forzoso degli alveari a seguito di attacco delle infestazioni parassitarie segnalate sono assicurabili con polizze agevolate e pertanto gli apicoltori potrebbero sottoscrivere polizze assicurative.
Pertanto, per poter attivare un regime di aiuto a favore degli apicoltori danneggiati da infestazioni di Aethina tumida e vespa velutina è necessaria una nuova base giuridica, possibilmente con adeguate dotazioni finanziarie (tenuto conto della scarsità di risorse a disposizione per gli interventi compensativi del Fondo) che dovrà preventivamente essere notificata alla Commissione come aiuto di Stato.
Infine qualora fosse ritenuto idoneo, le regioni potrebbero attivare, nell'ambito dei propri piani di sviluppo rurale, la misura per il ripristino del potenziale produttivo danneggiato, ovvero misure nell'ambito del regime del de minimis.
Vorrei infine cogliere questa occasione per informarvi su quanto il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali si sta impegnando a fare per riconoscere il ruolo fondamentale dell'apicoltura e del benessere delle api, che svolgono non solo una funzione produttiva, ma anche una funzione di indicatori del benessere ambientale, oltre che di impollinazione.
Il Ministero, intende confermare per il futuro il progetto denominato BEENET, nell'ambito del quale è stata definita una rete di monitoraggio nazionale sullo stato di salute degli alveari, anche al fine di approfondirne le cause di moria delle api e di spopolamento.
Si tratta di un progetto che coinvolge 3.000 alveari situati in ogni regione e provincia autonoma, attraverso periodici controlli e successive analisi di laboratorio sulle diverse matrici raccolte (api morte, api vive, covata, cera, polline).
A supporto del monitoraggio ci sono poi le «segnalazioni» che permettono di rilevare eventi anomali in alveari che non fanno parte della rete. Il sistema delle segnalazioni prevede che l'apicoltore segnali al Servizio veterinario dell'ASL competente per territorio l'episodio di mortalità e che lo stesso proceda al necessario sopralluogo con raccolta di campioni e al loro invio all'Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie per le analisi del caso, in collaborazione anche con la rete BEENET.
Il progetto BEENET, è coordinato dal CRA-API in collaborazione con l'Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie, con il Dipartimento di scienze e tecnologie agro-alimentari dell'Università di Bologna.
Ritengo inoltre indispensabile lanciare un piano di tutela dell'apicoltura a più lungo termine, anche mediante il rafforzamento degli strumenti già in atto in base alla legge n. 313 del 2004. In particolare sul tavolo di lavoro ci sono diverse azioni concrete:
la messa a punto dell'anagrafe apistica in collaborazione con il Ministero della salute, che attraverso la conoscenza della realtà produttiva, consenta di prevenire e intervenire tempestivamente con strumenti idonei alle emergenze, come quello dell’Aethina tumida;
la realizzazione di un'attività di ricerca, informazione e formazione, attraverso la sperimentazione di strumenti di diagnosi e di lotta;
la tutela delle api regine di origine autoctona (l'ape ligustica e l'ape sicula);
la promozione del miele di produzione nazionale.

Il programma del Ministero non potrà inoltre prescindere da una attenta analisi dei rischi per le api provenienti dall'uso improprio degli agro-farmaci.
Riguardo alle Linee guida redatte dall'EFSA per la valutazione del rischio di tutti i prodotti fitosanitari nei confronti delle api, ritengo utile – a tale proposito – far presente che l'11 e il 12 dicembre prossimi, si terrà a Bruxelles una riunione della Standing Committee on Plants, Animals, Food and Feed in cui, tra gli argomenti in discussione, è stata inserita la tematica relativa ai neonicotinoidi.
In particolare, in tale contesto, dovrebbe essere definito il documento di implementazione delle Linee guida che risultano essere di maggior garanzia per la salvaguardia dell'ambiente e, una volta approvate, introdurranno nuovi aspetti nella valutazione del rischio finora non presi in considerazione.