• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/07430 con sentenza n. 5 del 7 febbraio 2014, depositata il 18 febbraio 2014, il tribunale militare di Roma ha dichiarato l'assoluzione della dottoressa Barbara Balanzoni, tenente medico dell'Esercito...



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-07430presentato daBASILIO Tatianatesto diGiovedì 8 gennaio 2015, seduta n. 358

BASILIO, TOFALO, TURCO, RIZZO, ARTINI, CORDA e FRUSONE. — Al Ministro della difesa, al Ministro della giustizia . — Per sapere – premesso che:
con sentenza n. 5 del 7 febbraio 2014, depositata il 18 febbraio 2014, il tribunale militare di Roma ha dichiarato l'assoluzione della dottoressa Barbara Balanzoni, tenente medico dell'Esercito in riserva selezionata, dal contestato reato di «disobbedienza aggravata continua»;
il predetto provvedimento, intervenuto all'esito di un procedimento penale intrapreso con decreto di rinvio a giudizio del 13 dicembre 2013, si è concluso con la piena assoluzione dell'imputata perché, come si può leggere nel testo della sentenza, «appare insussistente, ictu oculi, il contestato reato di disobbedienza continuata pluriaggravata»;
in particolare, la fattispecie avrebbe difettato di un requisito essenziale per la configurazione del reato de quo, stante l'insussistenza di alcun «ordine» giuridicamente vincolante e suscettibile di disobbedienza, ma la presenza di mere norme di servizio impartite in via generale ed astratta dal comandante della base a tutti i militari del contingente, ivi compresa la dottoressa Balanzoni;
all'ufficiale era stato, infatti, conferito formalmente dai superiori l'incarico di provvedere al benessere di tutti gli animali, sicché nel caso concreto il doveroso adempimento dell'incarico attribuitole consentiva, o addirittura imponeva, alla dottoressa Balanzoni di dare assistenza ad animali sofferenti;
la sentenza in parola definisce, quindi, «palesemente illogico» qualificare come disobbedienza una condotta esecutiva di una specifica delega di una autorità militare superiore;
a seguito di tale vicenda processuale, pochi mesi dopo, con sentenza n. 23 del 6 giugno 2014, depositata il 6 luglio 2014, il tribunale militare di Roma ha disposto una ulteriore assoluzione della dottoressa Balanzoni dai reati di «diffamazione continuata aggravata» ed «ingiuria ad inferiore aggravata»;
anche il predetto provvedimento giudiziario si è concluso con la piena assoluzione dell'imputata perché «i fatti non sussistono» ed ha accertato la totale infondatezza dei capi d'accusa addebitati dalla procura militare di Roma;
dall'istruttoria dibattimentale è emerso, infatti, che la dottoressa Balanzoni, durante la sua permanenza in servizio presso il «Multinational Battle Group» in Kosovo, non avrebbe mai pronunciato frase o espressioni ingiuriose o diffamatorie, circostanza in parte negata dagli stessi soggetti potenziali persone offese;
dalle argomentazioni motivazionali della sentenza si legge che: «...la Balanzoni già da qualche mese precedente al giugno 2012 viveva all'interno del Reparto una situazione di forte tensione per continue incomprensioni con il Cap. Lettieri e, a marzo 2012, aveva anche dovuto subire la diffusione all'interno del Reparto, ad opera di anonimo, di un volantino contenente una foto che la ritraeva assopita all'interno di un veicolo militare, sovrastata dalla scritta «Pronto Soccorso medico sempre in allerta» e che, inoltre, ...può cogliersi l'evidenza di una ingiustizia che, ancora nei giorni successivi a tale evento, continuava a permanere inalterata»;
le predette motivazioni hanno indotto il giudice militare a ritenere che eventuali espressioni diffamatorie fossero state pronunciate in stato d'ira determinato da un fatto ingiusto altrui e subito dopo di esso, in quanto tale non punibile per applicazione dell'esimente di cui all'articolo 599, comma 2, codice penale;
il rinvio a giudizio dell'imputata sarebbe, quindi, avvenuto senza alcun fondamento probatorio ma sulla base di mere circostanze indiziarie, sorte presumibilmente a seguito di un ripetuto atteggiamento ostile e vessatorio posto in essere, nei mesi antecedenti al processo, da alcuni militari del reparto di servizio dell'imputata ai danni della stessa e documentato da note disciplinari redatte a distanza di poche settimane l'una dall'altra;
dalle risultanze processuali sembrerebbe, quindi emergere un duplice profilo di responsabilità in ordine all'intera vicenda, ascrivibile sia ai militari preposti al comando del reparto di assegnazione della dottoressa Balanzoni durante la missione in Kosovo, sia a quelle che gli interroganti giudicano marginali e superficiali attività inquirenti condotte dalla Procura militare di Roma;
risulta all'interrogante quantomeno anomala la circostanza che la medesima procura militare, a distanza di pochi mesi, abbia indagato nei riguardi del medesimo ufficiale in ordine a tre diverse fattispecie di reato, formulando capi di imputazione poi rivelatisi tutti palesemente insussistenti all'esito dei relativi procedimenti giudiziari;
oltre alla descritta vicenda che ha coinvolto la dottoressa Balanzoni, sono sempre più numerosi i casi di vessazioni ed atteggiamenti ingiusti e provocatori ai danni di militari, soprattutto di sesso femminile, perpetrati all'interno dei reparti delle Forze armate durante le missioni internazionali;
al contempo, la diretta gestione delle procure militari e dei tribunali militari da parte del Ministero della difesa non consente a tali organi di vantare, nell'ordinamento, una posizione di autonomia ed indipendenza analoga a quella di tutti gli altri organi giurisdizionali, con inevitabili ricadute sulla corretta amministrazione della giustizia militare –:
se il Ministro sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e di quali elementi disponga in merito;
quali provvedimenti ritenga opportuno adottare al fine di garantire maggiore trasparenza e meritocrazia nella selezione del personale preposto al comando dei reparti militari, con particolare riferimento ai reparti impegnati in missioni internazionali;
se non ritenga auspicabile, anche in ragione dei principi costituzionali di libertà, autonomia ed indipendenza della magistratura complessivamente intesa, assumere iniziative per riorganizzare sotto il profilo delle competenze, degli organici e della gestione amministrativa, il funzionamento dei Tribunali e delle Procure militari. (4-07430)