• Testo INTERPELLANZA

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Atto a cui si riferisce:
C.2/00811 con la legge 11 marzo 2014, n. 23, il Governo è stato delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge (23 marzo 2014), decreti legislativi recanti la...



Atto Camera

Interpellanza urgente 2-00811presentato daPESCO Danieletesto diMartedì 13 gennaio 2015, seduta n. 361

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro dell'economia e delle finanze, per sapere – premesso che:
con la legge 11 marzo 2014, n. 23, il Governo è stato delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge (23 marzo 2014), decreti legislativi recanti la revisione del sistema fiscale;
in attuazione della legge delega, il Governo ha emanato i seguenti decreti legislativi:
1) il decreto legislativo 15 dicembre 2014, n. 188, recante disposizioni in materia di tassazione dei tabacchi lavorati, dei loro succedanei, nonché di fiammiferi, attuativo dell'articolo 13 della legge delega;
2) il decreto legislativo 21 novembre 2014, n. 175, recante disposizioni in materia di semplificazione fiscale e dichiarazione dei redditi precompilata, in attuazione dell'articolo 7 della legge delega;
viceversa, ha ricevuto il prescritto parere dalle Commissioni competenti ma non risulta ancora pubblicato lo schema di decreto legislativo in materia di riforma della commissioni censuarie;
in data 24 dicembre 2014 il Governo ha deliberato l'adozione dello schema di decreto legislativo in materia di abuso del diritto e riforma del sistema sanzionatorio penale tributario; tuttavia, a seguito di quelli che gli interpellanti ritengono fatti scandalosi relativi al tanto discusso articolo 19-bis, cosiddetto «salva Silvio» (vicenda i cui contorni sono ancora incerti e sulla quale il Governo non ha ancora ritenuto opportuno far chiarezza; a nulla è servito al riguardo il vano tentativo del Movimento 5 stelle di provocare, in sede di conferenza dei capigruppo, l'audizione in Aula del Ministro dell'economia e delle finanze in carica), il Governo ha ritenuto di ritirare lo schema di decreto legislativo rinviandone la presentazione, così confermando la fondatezza delle contestazioni circa l'inopportunità della disposizione normativa (apparentemente – si passi l'eufemismo — ad personam);
in sostanza, a pochi mesi dalla scadenza del termine annuale fissato per l'attuazione della delega fiscale, il Governo si è limitato all'adozione dei suddetti decreti numeri 188 e 175, attuando quindi soltanto in minima parte, circa il 15 per cento, l'oggetto della delega;
da oggi e fino al termine di scadenza del 27 marzo 2015, dunque, è prevedibile una spedita e proficua produzione legislativa del Governo diretta all'attuazione della restante parte del contenuto della delega fiscale;
tuttavia, come dichiarato dallo stesso Governo, la presentazione alle Commissioni competenti del prossimo schema di decreto legislativo (quello del 24 dicembre ritirato e revisionato) è prevista solo per il prossimo 20 febbraio, ovvero all'esito dell'elezione del Presidente della Repubblica e, cosa ancor più importante, a distanza di soli 35 giorni dal termine di scadenza fissato per l'attuazione della delega fiscale;
considerati i ristretti tempi che restano per la completa attuazione della legge delega, già risultano gravemente compromessi i lavori di Commissione e con essi la stessa partecipazione democratica al procedimento legislativo da parte dei gruppi parlamentari;
ancor più grave e inaccettabile sarebbe l'eventuale proroga dei termini della legge delega; tale eventualità, peraltro non prevista nella legge delega (che si limita all'articolo 1, comma 8, a prevedere la possibilità per il Governo di adottare decreti legislativi correttivi), costituirebbe ad avviso degli interpellanti una ingiustificata «rimessione in termini» per il Governo, dimostratosi incapace di rispettare il termine fissato nella delega fiscale;
sconcertante è apparsa invece la condotta ambigua del Governo in merito allo schema di decreto legislativo in materia di riforma del sistema sanzionatorio penale tributario ed in particolare in merito all’«improvvisa apparizione» nel testo del decreto dell'articolo 19-bis; a parte il «teatrino» messo in scena e l'ilarità suscitata a livello internazionale, quanto accaduto, alla vigilia di Natale, mina definitivamente la trasparenza del Governo in carica e dei suoi componenti, inclini secondo gli interpellanti a compromessi e alle più disonorevoli forme di «inciucio»;
in ogni caso, proprio in merito allo schema di decreto in materia di riforma del sistema sanzionatorio, destano non poche perplessità le scelte prese dal Governo sia in tema di abuso del diritto sia in merito alla riforma del sistema sanzionatorio. Quanto al primo punto, infatti, nel testo dello schema di decreto è contenuta una definizione di base: si ha abuso del diritto quando si è in presenza di operazioni prive di sostanza economica che realizzano vantaggi fiscali indebiti come conseguenza principale dell'operazione e indipendentemente dalle intenzioni del contribuente. Lo scopo perseguito è quello di garantire una maggiore certezza del diritto in tema di elusione. Sennonché, così come delineato nel decreto, il concetto di abuso del diritto appare di non chiara definizione e comprensione lasciando all'interprete il compito di riempirne il contenuto. Il rischio, insomma, è quello di generare incertezze applicative ancor più rilevanti rispetta a quelle derivanti dalla vigente disciplina di cui all'articolo 37-bis del decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973. Quanto invece alla riforma del sistema sanzionatorio, le scelte fatte appaiono agli interpellanti del tutto prive di senso logico e giuridico: la previsione del tetto di mille euro sotto il quale non sono punibili le fatture relative a operazioni inesistenti e le nuove regole sulle dichiarazioni fraudolente, in base a cui «non costituiscono operazioni simulate quelle che hanno dato luogo ad effettivi flussi finanziari annotati nelle scritture contabili obbligatorie», creano una inquietante e ingiustificata area di non punibilità a tutto vantaggio dei grandi evasori (si pensi alle banche e alla mole di contenziosi tributari attualmente in atto); a ridurre ulteriormente l'area della punibilità è poi la previsione, contenuta nelle medesime disposizioni, che considera penalmente rilevanti solo le condotte che si avvalgono di documenti falsi o di altri mezzi fraudolenti idonei non solo «ad ostacolare l'accertamento» ma anche – e congiuntamente – a «indurre in errore amministrazione finanziaria» (mentre non assumono più alcun rilievo le falsità presenti nelle scritture contabili); per non parlare poi della depenalizzazione della dichiarazione infedele sotto il «tetto» dei 150 mila euro (triplicato rispetto alle norme ora in vigore) sotto il quale non sarà più reato evadere le imposte sui redditi o l'Iva. Misure, queste, che secondo gli interpellanti non trovano alcuna razionale giustificazione e finiscono per favorire l'evasione dei redditi ed, in particolare, quella perpetrata e reiterata dei grandi evasori, nonché per escludere o limitare il disvalore penale di condotte in corso di accertamento e di condanne già emesse, ad avviso degli interpellanti in spregio ai principi costituzionali di univocità e uguaglianza delle leggi (a parte Silvio Berlusconi, si pensi alla posizione degli ex di Unicredit, Alessandro Profumo, e di Intesa San Paolo, Corrado Passera, entrambi rinviati a giudizio per frodi fiscali). Del resto, basti pensare alle osservazioni (rectius, critiche) espresse dall'Agenzia delle entrate che, esaminando il contenuto del decreto e le scelte adottate dal Governo, ha paventato il concreto rischio di una perdita di gettito stimabile in ben 16 miliardi di euro, conseguente in particolar modo dalle disposizioni in tema di raddoppio dei termini di accertamento (misura, purtroppo, anch'essa fortemente limitata dalle nuove disposizioni contenute nello schema di decreto) –:
quali ragioni di politica sanzionatoria e fiscale abbiano indotto il Governo all'adozione delle descritte e contestate misure contenute nello schema di decreto legislativo presentato il 24 dicembre e come valutino al riguardo le osservazioni critiche sollevate dall'Agenzia delle entrate in merito alla possibile perdita di gettito di 16 miliardi e se e quali misure di contrasto intendano adottare;
in merito alla nuove soglie di punibilità e alla condizione di punibilità di cui all'articolo 19-bis e alla soglia del 3 per cento ivi prevista, se siano stati quantificati preventivamente gli effetti della disposizione, la platea dei possibili beneficiari, il numero dei procedimenti penali tributari pendenti relativi a maggiori imposte ed imponibili inferiori alle soglie previste, e quali siano i dati e le risultanze acquisite al riguardo;
come si giustifichi la scelta di rinviare al 20 febbraio la presentazione dello schema di decreto legislativo in materia di abuso del diritto e riforma del sistema sanzionatorio penale tributario, che al momento appare agli interpellanti solo uno scandaloso baratto che allunga la propria ombra sinistra sulle dinamiche e sulle scelte politiche e istituzionali che presto attendono il Paese;
se non ritengano opportuno procedere con speditezza considerati i ristretti tempi che residuano per l'attuazione della delega fiscale ed al fine di garantire la proficuità dei lavori di commissione;
come giustifichi il ritardo nell'attuazione della delega fiscale e se non ritengano opportuno, considerata l'imminente scadenza del 27 marzo 2014, rinunciare all'attuazione di parte del contenuto della delega, rimettendo la materia all'iniziativa parlamentare.
(2-00811) «Pesco, Ruocco, Cancelleri, Barbanti, Alberti, Pisano, Villarosa».