• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.5/04495 nella seduta del 16 dicembre 2010 la Conferenza unificata sancisce un accordo tra Stato e regioni in materia di: «Linee di indirizzo per la promozione ed il miglioramento della qualità della...



Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-04495presentato daLUPO Loredanatesto diVenerdì 16 gennaio 2015, seduta n. 364

LUPO, LIUZZI, LOREFICE, PARENTELA, DALL'OSSO, SILVIA GIORDANO e MANTERO. — Al Ministro della salute, al Ministro dell'economia e delle finanze . — Per sapere – premesso che:
nella seduta del 16 dicembre 2010 la Conferenza unificata sancisce un accordo tra Stato e regioni in materia di: «Linee di indirizzo per la promozione ed il miglioramento della qualità della sicurezza e dell'appropriatezza degli interventi assistenziali nel percorso nascita e per la riduzione del taglio cesareo», in cui si decreta la soppressione dei punti nascita che non raggiungono i 500 parti annui;
a seguito del suddetto accordo, le giunte regionali hanno emanato le delibere per la soppressione dei punti nascita che non raggiungevano tale limite, tra questi il punto nascita nell'ospedale di Villa d'Agri (Potenza) che è stato soppresso con delibera n. 718/2014 del 20 giugno 2014;
per quel che concerne Villa d'Agri, inoltre, non si è mai presa in considerazione l'ipotesi di «abbinare» le attività ostetrico-ginecologiche con quelle neonatologiche/pediatriche, operazione che avrebbe garantito la permanenza del punto nascite nell'ospedale. Sono già diversi i casi di partorienti che hanno dato alla luce i loro figli in macchina o in ambulanza diretti verso il più vicino ospedale di Potenza che dista all'incirca 80 chilometri dal comprensorio servito dall'ospedale di Villa d'Agri;
secondo quanto riferisce il comitato per il percorso nascita, l'8,9 per cento delle nascite avviene in strutture con meno di 500 parti l'anno, che però rappresentano il 28,2 per cento dei punti nascita italiani. In Sicilia, su 75 punti nascita sono 38 quelli che non raggiungono il limite minimo dei 500 nascituri annui, così come confermato dalla società italiana di pediatria, di questi 28 risultano già soppressi e gli altri chiuderanno a breve, dimezzando di fatto l'accesso ai Servizi Pubblici e costringendo gli utenti che non hanno possibilità di spostamento a rivolgersi a strutture private;
la diversità territoriale del nostro Paese e le scarse infrastrutture che collegano le zone rurali ai grandi centri abitati, non possono non esser tenute in considerazione nell'ambito di un accordo in materia di Sanità Pubblica;
l'accordo sancito dalla Conferenza unificata non fa nessun riferimento alla copertura territoriale del servizio punti nascita, ma si limita a stabilire in 500 parti annui l'unico parametro per la permanenza degli stessi, questo fa sì che in tutte le zone rurali, di montagna o semplicemente in comprensori a bassa densità abitativa ma distanti dai grandi centri abitati, si creino disagi e disservizi che mettono a rischio non solo la salute delle partorienti ma la salute stessa del nascituro;
gli interroganti sono altresì convinti che vada fatta un'opera di razionalizzazione e di contenimento delle spese, ma appare inopportuno inserire nell'accordo come unico parametro di valutazione il numero dei nascituri, gli stessi sono convinti che una valutazione a livello di copertura territoriale del servizio non possa non esser presa in considerazione al fine di garantire a tutti gli italiani gli stessi diritti di accesso ai servizi sanitari –:
quali iniziative, nell'ambito della propria competenza, intendano adottare al fine di modificare raccordo n. 137/CU del 16 dicembre 2010, in particolare inserendo oltre al numero delle nascite anche il parametro della morfologia territoriale affinché vengano garantiti a tutti i cittadini italiani le stesse possibilità e gli stessi servizi. (5-04495)