• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/07627 la riorganizzazione del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo contenuta nel decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 29 agosto 2014, n. 171, regolamento di...



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-07627presentato daGALLINELLA Filippotesto diGiovedì 22 gennaio 2015, seduta n. 368

GALLINELLA, LUIGI GALLO e CIPRINI. — Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo . — Per sapere – premesso che:
la riorganizzazione del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo contenuta nel decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 29 agosto 2014, n. 171, regolamento di riorganizzazione del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo (Gazzetta Ufficiale generale n. 274 del 25 novembre 2014) prevede una generale razionalizzazione dei diversi uffici facenti capo al Ministero medesimo su tutto il territorio italiano;
le ragioni di tale riorganizzazione vanno ricercate nell'attuazione della spending review, e nella volontà di semplificare le ramificazioni periferiche del Ministero e predisporre, quindi, l'accorpamento di numerose soprintendenze per i beni storico-artistici, per i beni architettonici e per i beni archivistici;
molte sono state le lettere di protesta al Ministero da parte degli addetti ai lavori che hanno seguito la pubblicazione del succitato decreto, in quanto diversi degli accorpamenti previsti rischierebbero di causare molti più danni che benefici;
nella regione Umbria, in particolare, si prevede la chiusura della sede dirigenziale ed anche quella logistica della soprintendenza archivistica per l'Umbria di Perugia, che sarà accorpata a quella delle Marche con un'unica sede ad Ancona;
le due soprintendenze, anche secondo quanto segnalato dalle lettere di alcune associazioni di addetti ai lavori, svolgono attività in buona parte diverse, proprio per le diverse caratteristiche delle due regioni, e operano con un numero di addetti non paragonabile tra loro, quindi, con carichi di lavoro ben diversi: in Umbria si trovano circa 30 addetti, mentre nelle Marche meno di 10;
è importante ricordare che tali enti sono incaricati di tutelare e vigilare gli archivi degli enti pubblici, territoriali e non, oltre agli archivi e ai singoli documenti di proprietà privata dichiarati di interesse culturale e svolgono attività di promozione e valorizzazione del patrimonio documentario, coordinandosi con la regione di riferimento, le autonomie locali e ulteriori soggetti, pubblici o privati, che operano per il raggiungimento di tali fini;
è quindi evidente come il ruolo di una soprintendenza sia legato a doppio filo alla regione nella quale opera e che la qualità del lavoro risulta ottimale se effettuata sul luogo stesso di interesse;
la soprintendenza archivistica per l'Umbria ha intrapreso, progettato, sviluppato e prodotto restauri, riordinamenti, inventariazioni, trasferimenti e pubblicazioni (sia in stampa che in digitale), che hanno contribuito ad orientare la dottrina archivistica sia in Italia che all'estero e, pertanto, la chiusura della sede umbra potrebbe penalizzare la regione che finora ha sempre ricoperto un ruolo di primo piano in questo settore, oltre a causare inevitabili problemi logistici, aggravare i costi e peggiorare il servizio, considerando il numero di addetti ai lavori e la mole di attività svolta;
in base alla stessa normativa anche la soprintendenza ai beni archeologici di Napoli, potrebbe essere soppressa e tutte le competenze decisionali, gestionali e amministrative per l'archeologia in Campania trasferite a Salerno;
i lavoratori della soprintendenza di Napoli hanno evidenziato «che con tale riorganizzazione viene soppressa, dopo 200 anni dalla sua istituzione, la soprintendenza partenopea, punto di riferimento per gli studiosi e le istituzioni culturali di tutto il mondo e che ciò provocherà disagi nell'espletamento degli atti di competenza e difficoltà nella tutela del territorio, nel quale sono presenti eccellenze quali il centro antico di Napoli, i Campi Flegrei e l'area Nolana»;
la scelta dell'accorpamento delle soprintendenze, con la conseguente delocalizzazione amministrativa da Napoli a Salerno, creerebbe non poche difficoltà ai comuni dell'area flegrea, sottoposti a forti vincoli archeologici e paesaggistici e le amministrazioni locali potrebbero vedere svanire il lavoro fin qui svolto e ritrovarsi al punto di partenza;
è importante considerare che, attualmente, la soprintendenza dei beni archeologici di Napoli è composta anche da diversi uffici dislocati sul territorio, quali ad esempio quelli di Pozzuoli (Rione Terra, Baia e Cuma), che hanno un proprio personale e un proprio archivio e che garantiscono un'interazione efficace tra organi del Ministero e cittadini per la tutela e la manutenzione dei beni culturali sul territorio –:
quali siano le ragioni della decisione di chiudere la sede umbra e spostare la sezione archivistica ad Ancona e come intenda salvaguardare il patrimonio documentale della soprintendenza umbra, consentendo reale tutela e accesso ad atti di importante interesse storico e culturale;
se, in base a quanto esposto in premessa, abbia attentamente valutato tutte le conseguenze della soppressione della soprintendenza dei beni archeologici di Napoli;
quale sia il destino degli uffici territoriali della soprintendenza dei beni archeologici di Napoli, considerato che, qualora restino come attualmente distribuiti, si vanificherebbe il principio di spending review promosso dalla riforma in questione, mentre nel caso in cui fossero soppressi si creerebbe una più complicata interazione tra cittadini e organi del Ministero;
se non si ritenga opportuno evitare tale accorpamenti a tutela della specificità del patrimonio coinvolto, evitando quella che agli interroganti appare una evidente restrizione dell'autonomia delle regioni e delle città interessate, e scongiurando il rischio, tra l'altro, di fallire l'obiettivo della razionalizzazione economica.
(4-07627)