• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/00657 a Napoli, in assenza dell'ultimo ginecologo non obiettore del policlinico Federico II, è stato impossibile praticare l'interruzione di gravidanza per due settimane. A Bari, durante le settimane...



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-00657presentato daQUARTAPELLE PROCOPIO Liatesto diGiovedì 30 maggio 2013, seduta n. 26

QUARTAPELLE PROCOPIO. — Al Ministro della salute, al Ministro della giustizia, al Ministro per le pari opportunità, lo sport e le politiche giovanili. — Per sapere – premesso che:
a Napoli, in assenza dell'ultimo ginecologo non obiettore del policlinico Federico II, è stato impossibile praticare l'interruzione di gravidanza per due settimane. A Bari, durante le settimane di ferie dell'unico medico non obiettore è stata sospesa la somministrazione della RU486 e disattivato il numero verde per le informazioni e la prenotazione di visite. Accade a Roma, a Napoli, a Bari, Milano, a Palermo. È quanto emerge da recenti articoli di stampa. Sono le cronache dagli ospedali di tutta Italia, cronache che suggeriscono una chiara e inaccettabile violazione della legge n. 194 del 1978;
secondo i dati del Ministero della salute i ginecologi non obiettori sono passati dal 58,7 per cento nel 2005 al 70,5 per cento nel 2007 e arrivano al 70,7 per cento nel 2009, superando l'80 per cento nel 2012 (nel Lazio, ad esempio, sono obiettori di coscienza il 91,3 per cento, dei ginecologi ospedalieri);
questo fenomeno deve preoccuparci perché il ricorso all'aborto clandestino, e tutte le conseguenze che ne comporta, è in forte aumento;
le giovani ragazze che vengono respinte dagli ospedali spesso scelgono di abortire da sole: talvolta utilizzano un farmaco per l'ulcera, che può provocare emorragie per settimane, altre volte tentano metodi fai da te;
è il caso di Alem, 17 anni, nata in Italia da genitori egiziani, brava e brillante a scuola, ricoverata a Verona per un aborto provocato con un uncino «Non volevo che i miei genitori si accorgessero che ero incinta» dichiara ai giornali;
qualcuna si salva qualcuna no, come quella donna nigeriana che arrivò «con una gravissima infezione e dopo poco tempo è morta in ospedale di setticemia»;
il mercato nero delle pillole abortive (compreso il farmaco per l'ulcera) è sempre più vasto e le giovani donne, spesso immigrate, abortiscono da sole, nel bagno di casa, perché la legge non viene applicata, perché la lista d'attesa negli ospedali è troppo lunga, e i consultori sono sempre di meno (dal 2007 al 2010 ne sono stati tagliati quasi 300);
a questo vanno sommati gli ambulatori clandestini, che praticano l'interruzione di gravidanza, e che diventano per le minorenni o le immigrate, senza permesso di soggiorno, l'unica via di soluzione;
in parallelo si sta sviluppando il fenomeno degli gli aborti d'oro, quelli dei ceti elevati, che si svolgono con sicurezza negli studi medici, oppure all'estero. Siamo di fronte al business degli aborti privati, gli stessi medici che al mattino rifiutano di prescrivere la pillola del giorno dopo, oppure la RU486, oppure di praticare l'interruzione di gravidanza, la effettuano nel proprio studio privato al pomeriggio per un giro d'affari senza paragoni;
gli aborti illegali calcolati dal Ministero della salute sono circa ventimila, probabilmente 40-50 mila quelli reali e che l'Istat stima settantacinquemila aborti spontanei nel 2011 dichiarati di cui un terzo di questi frutto probabilmente di metodi fai da te non andati a buon fine;
il fenomeno delle pillole di contrabbando nonché degli ambulatori clandestini è in forte aumento;
il nostro Paese è già stato citato in due reclami dinanzi al Comitato economico e sociale: IPPF EN v. Italy, 87/2012, riguardo la mancata previsione di misure che garantiscano la presenza di personale non obiettore nelle strutture pubbliche, e il reclamo 91/2013, che denuncia il mobbing subìto dai medici non obiettori;
la libertà di esercitare l'obiezione di coscienza non deve ledere la libertà della donna di vedersi garantito un diritto previsto dalla legge del 22 maggio 1978, n. 194 –:
se i fatti narrati in premessa corrispondano al vero e, nell'eventualità positiva, di quali informazioni dispongano i Ministri e il Governo in merito e quali misure intendano adottare per ripristinare una corretta applicazione delle norme contenute nella legge n. 194;
se il Ministro della salute ritenga opportuno assumere iniziative dirette a procedere ad un riequilibrio dei medici obiettori e non in servizio nelle strutture pubbliche;
se il Ministro della salute ritenga opportuno assumere iniziative normative che prevedano per le strutture sanitarie l'obbligo di bandire concorsi riservati a medici non obiettori per la gestione dei servizi di interruzione volontaria di gravidanza. (4-00657)