• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/00859 si fa riferimento ad una delle vicende più oscure e nebulose della storia italiana: la vicenda dei due Marò, Massimiliano La Torre e Salvatore Girone; in questo caso la pessima...



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-00859presentato daDEL GROSSO Danieletesto diGiovedì 13 giugno 2013, seduta n. 33

DEL GROSSO, DI BATTISTA, GRANDE, SPADONI, SCAGLIUSI, MANLIO DI STEFANO, TACCONI e SIBILIA. — Al Ministro della difesa, al Ministro dell'interno, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
si fa riferimento ad una delle vicende più oscure e nebulose della storia italiana: la vicenda dei due Marò, Massimiliano La Torre e Salvatore Girone;
in questo caso la pessima gestione della vicenda dei due marò da parte del Governo italiano ad avviso degli interroganti conferma la pessima qualità della gestione politica e tecnico-amministrativa del nostro Paese;
sussiste una esigenza pratica di protezione dei navigli mercantili dalla pirateria e dal terrorismo, fenomeno complesso che va contrastato in vario modo incluso l'uso della forza armata in conformità agli accordi internazionali esistenti;
per far fronte a tale esigenza, base della vicenda dei due marò, c’è una pessima legge che coniuga tutti i difetti del «patriottismo» di bassa lega con quelli della galoppante tendenza alla privatizzazione della sicurezza. Ci si riferisce al decreto-legge n. 107 del 12 luglio 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130, il cui articolo 5 istituisce per l'appunto i nuclei militari di protezione. In sostanza, tale legge prevede di imbarcare militari italiani su navi mercantili private per assicurarne la difesa contro eventuali attacchi dei pirati o simili; tale normativa si configura, secondo gli interroganti, come una palese violazione dei principi costituzionali e delle funzioni costituzionalmente previste per le forze armate, il cui compito, ai sensi e per gli effetti dell'articolo 52 della Costituzione, dovrebbe essere quello della difesa della patria;
comunque la predetta esigenza va soddisfatta mediante l'impiego di personale specializzato e non già coinvolgendo le forze armate nazionali;
la predetta norma, inoltre, è tendenzialmente farraginosa e poco comprensibile nella sua utilità confondendo la natura pubblicistica con quella privatista del servizio;
con il decreto del Ministro dell'interno del 28 dicembre 2012, n. 266, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale al n. 75 del 29 marzo 2013, si è cercato di regolamentare le modalità attuative dell'articolo 5, commi 5 e 5-bis, del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, solo dopo un anno dall'accaduto dei due marò con evidente ritardo;
infatti tale decreto regolamenta:
a) l'impiego di guardie giurate a bordo delle navi mercantili battenti bandiera italiana che transitano in acque internazionali a rischio pirateria;
b) le modalità per l'acquisto, l'imbarco, lo sbarco, il porto, il trasporto e l'utilizzo delle armi e del relativo munizionamento;
c) i rapporti tra guardie giurate e il comandante della nave;
tuttavia tale decreto all'articolo 3, comma 1, recita che «nei casi in cui il Ministero della difesa abbia reso noto all'armatore che non è previsto l'impiego dei Nuclei Militari di protezione, possono essere svolti da guardie giurate, dipendenti direttamente dagli armatori» i servizi di protezione delle merci e dei valori, senza definire con regole certe l'alveo di discrezionalità che lo stesso Ministero ha nel prevedere o meno l'impiego del nucleo militare di protezione –:
se a bordo della stessa nave vi fossero solo i due fucilieri della Marina La Torre e Girone o se invece la scorta fosse composta da altri uomini, funzionari pubblici o scorte armate private;
quale sia la linea di confine che delimita la natura pubblicista da quella privatistica del servizio al fine di chiarire meglio la posizione dei due marò per invocare decisamente, alla luce della prassi internazionale in materia, l'immunità funzionale degli stessi marò. (4-00859)