• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
S.4/03344 STEFANI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che: da sempre l'Italia si distingue, sopratutto in confronto agli altri Paesi dell'Unione europea, per la massima...



Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-03344 presentata da ERIKA STEFANI
mercoledì 4 febbraio 2015, seduta n.386

STEFANI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

da sempre l'Italia si distingue, sopratutto in confronto agli altri Paesi dell'Unione europea, per la massima importanza attribuita al possesso della casa di abitazione, ritenuta come punto di riferimento e di stabilità, frutto dei sacrifici e dei risparmi di una vita intera, forma di sicurezza economica e degli affetti familiari;

la proprietà della casa è stata, sopratutto negli ultimi anni, soggetta ad un'imposizione fiscale sempre più gravosa e a giudizio dell'interrogante schizofrenica, sopratutto a partire dal 2011, anno in cui con il decreto legislativo n. 23, in materia di federalismo fiscale municipale, è stata istituita l'imposta municipale propria (IMU), volta a sostituire sia la componente del reddito IRPEF (e relative addizionali) relativa agli immobili, sia l'ICI, con un'applicazione che non avrebbe dovuto in alcun modo colpire l'abitazione principale del contribuente;

tuttavia, per mere esigenze di risanamento dei conti pubblici, l'applicazione dell'IMU, ai sensi dell'articolo 13 del decreto-legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011, è stata stravolta e snaturata dal Governo Monti: la nuova tassa è stata applicata dal 2012 al possesso di immobili (fabbricati, aree fabbricabili e terreni agricoli), compresa l'abitazione principale e le pertinenze; inoltre è stata innalzata la misura dei moltiplicatori da applicare alla rendita catastale per calcolare la base imponibile dell'imposta;

da ultimo, la legge di stabilità per il 2014 (legge n. 147 del 2013, commi 639 e seguenti dell'art. 1) ha istituito l'imposta unica comunale (IUC), che si basa su 2 presupposti impositivi, uno costituito dal possesso di immobili e collegato alla loro natura e valore: si tratta dell'imposta municipale propria (IMU), di natura patrimoniale dovuta dal possessore di immobili, escluse le abitazioni principali; l'altro collegato all'erogazione e alla fruizione di servizi comunali: la componente riferita ai servizi, a sua volta si articola in un tributo per i servizi indivisibili (TASI), a carico sia del possessore che dell'utilizzatore dell'immobile; la tassa sui rifiuti (TARI), destinata a finanziare i costi del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti, a carico dell'utilizzatore;

l'IMU, che viene resa permanente, non si applica quindi all'abitazione principale (ad eccezione degli immobili di lusso), ma continua ad applicarsi agli altri immobili, compresi le seconde case e i beni strumentali, sommandosi alla TASI e alla TARI (le due componenti della IUC);

la IUC quindi, per la componente riferita ai servizi, ossia la TASI e la TARI, grava quindi anche sugli inquilini che devono contribuire ai costi del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti e al finanziamento dei servizi comunali rivolti alla collettività;

non si è tenuto conto, però, di una non trascurabile parte della popolazione, spesso appartenente alla fascia di ceto medio, che maggiormente in questo momento sta subendo gli effetti della crisi economica e che è stata costretta ad emigrare in altro territorio del nostro Paese, in cui risiede in immobili presi in locazione, lasciando nella terra d'origine, per motivazioni affettive e familiari, un immobile acquistato o ricevuto in eredità;

ciò si determina in particolar modo per la TARI che, nonostante debba essere informata dal principio del "chi inquina paga", viene calcolata esclusivamente in base alla metratura dell'immobile (incluse le pertinenze ed escluse le aree scoperte) e in base al numero di persone del nucleo familiare che vivono nell'immobile; mentre per la TASI, che si paga anche per l'abitazione principale, le aree scoperte e le aree edificabili, l'affittuario contribuisce all'obbligazione tributaria con una percentuale che va dal 10 al 30 per cento secondo quanto stabilito dal regolamento comunale;

ciò determina la paradossale situazione in cui molti contribuenti non soltanto sono vessati da un'altissima tassazione, ma sono costretti a pagare anche per servizi di cui non usufruiscono, poiché molti dei contribuenti in possesso di abitazioni sono domiciliati in un immobile in affitto ed usufruiscono sostanzialmente dei servizi erogati dal Comune in cui vivono, e non del centro urbano in cui hanno la casa di proprietà e in cui tornano sporadicamente per pochi giorni nell'arco di un anno;

pur se nella recente sentenza della Sesta sezione del 18 dicembre 2014, la Corte di giustizia europea ha ritenuto che "in assenza di disposizioni del diritto dell'Unione che impongano agli Stati membri un metodo preciso quanto al finanziamento del costo della gestione dei rifiuti, detto finanziamento può, a scelta dello Stato membro interessato, essere indifferentemente assicurato mediante una tassa, un canone o qualsiasi altra modalità e che una normativa nazionale la quale preveda, ai fini del finanziamento della gestione di un tale sistema, ad esempio, una tassa calcolata in base ad una stima del volume dei rifiuti generato e non al quantitativo di rifiuti effettivamente prodotto e conferito non può essere considerata contraria alla direttiva 2008/9 ", la stesa Corte ha ribadito che la tassa dei rifiuti "deve essere comunque conforme a principio di proporzionalità";

sembrerebbe opportuno quindi che, analogamente, anche la tassa per i servizi comunali, riferendosi appunto a servizi erogati al cittadino di cui si può usufruire fattivamente solo abitando sul luogo, sia calcolata in base allo stesso principio,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno, nell'ambito delle proprie competenze, adottare le misure affinché la pressione fiscale riguardante la TASI e la TARI sia calcolata in modo proporzionale all'effettivo godimento e utilizzo dei servizi resi dall'amministrazione comunale al contribuente che, spesso, come specificato, è soggetto passivo di imposte e tasse per cui non riceve il corrispondente servizio in quanto domiciliato o residente in altro centro

(4-03344)