• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.5/04606 l'entrata in vigore della legge n. 56 del 2014 (cosiddetta «legge Delrio») oltre a comportare notevoli cambiamenti per le province italiane, rischia di mettere in serio pericolo l'esistenza di...



Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-04606presentato daRUSSO Paolotesto diGiovedì 5 febbraio 2015, seduta n. 372

RUSSO, SARRO, PETRENGA, FABRIZIO DI STEFANO, CASTIELLO, FAENZI e PALMIERI. — Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo . — Per sapere – premesso che:
l'entrata in vigore della legge n. 56 del 2014 (cosiddetta «legge Delrio») oltre a comportare notevoli cambiamenti per le province italiane, rischia di mettere in serio pericolo l'esistenza di tutte le strutture e i servizi culturali sino ad ora di competenza provinciale. Infatti, l'articolo 1, comma 85, della legge n. 56 del 2014, non menziona la gestione dei beni culturali tra le competenze delle nuove province; la responsabilità sulla gestione di tali beni viene, quindi, rimandata ad altri enti – regioni e comuni in primis – che sono dunque chiamati ad occuparsi delle loro attività, a farsi carico del relativo personale a provvedere al loro finanziamento;
ad oggi sono pochissime le amministrazioni che hanno adottato provvedimenti in materia, e nella maggior parte dei casi questo sta avvenendo senza coinvolgere gli enti direttamente interessati al trasferimento di competenze;
riguardo la gestione di questi siti, risulta una preoccupante mancanza di chiarezza a tutti i livelli, soprattutto in merito alle risorse finanziarie a disposizione, che potrebbe tradursi in un drastico ridimensionamento di attività e servizi, o peggio ancora, in una chiusura di musei, biblioteche, reti e sistemi territoriali di interesse intellettuale e formativo: un pericolo enorme per il nostro patrimonio culturale;
la riforma delle province, operata con la legge n. 56 del 2014, rischia così di diventare un'arma pericolosissima su quanto di più prezioso abbiamo nel nostro Paese, sul lavoro di migliaia di operatori e professionisti culturali, sulle esigenze di centinaia di migliaia di utenti, cittadini e turisti, su presìdi di civiltà sul territorio e, soprattutto, su progetti e realtà costruite nel corso di decenni;
è dunque importante che venga tutelato il lavoro svolto sino ad ora dalle Province, garantendo l'apertura, la continuità, la qualità dei servizi e la loro preziosa attività in materia di beni culturali, e che si provveda alla tutela e alla conservazione degli edifici che li ospitano, attraverso la garanzia di funzionamento delle tante reti e sistemi che gravitano attorno ad essi, portando avanti servizi diffusi sul territorio;
è necessario, altresì, che vengano salvaguardate le competenze di centinaia di operatori culturali, senza disperderne le professionalità in altri incarichi e funzioni, e che si possa procedere all'ottimizzazione della gestione finanziaria di questi istituti senza effettuare tagli lineari ma attraverso un'azione di trasparenza, razionalizzazione delle spese e valorizzazione del merito;
è fondamentale inoltre offrire continuità ai progetti europei e agli accordi nazionali e internazionali che questi istituti culturali hanno in essere, tutelando gli investimenti pubblici e privati degli ultimi anni;
a tal fine è, altresì, doveroso che gli enti e le istituzioni chiamati a decidere sulla gestione dei beni culturali delle nuove Province riformate non effettuino valutazioni politiche ma tecniche, all'interno di una visione il più possibile strategica e condivisa; per questo, nel processo di riassegnazione delle competenze, è necessario coinvolgere tutti gli enti interessati nonché i rappresentanti delle principali associazioni professionali della cultura –:
quali iniziative di propria competenza intenda intraprendere per garantire il funzionamento di musei, biblioteche, archivi, istituti e sistemi culturali in tutta Italia, fino ad oggi di competenza delle province, per tutelare la continuità e la qualità delle attività e dei servizi, nonché per salvaguardare le competenze degli operatori culturali che negli anni hanno investito in ricerca, conservazione valorizzazione dei beni culturali, garantendo i medesimi livelli di spesa fino ad ora messi in campo. (5-04606)