• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/07831 l'articolo 1, comma 110, della legge n. 190 del 23 dicembre 2014, estende a tutto l'anno 2015, il finanziamento di cui all'articolo 1, comma 183, della legge n. 147 del 2013, erogato per la...



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-07831presentato daAIRAUDO Giorgiotesto diVenerdì 6 febbraio 2015, seduta n. 373

AIRAUDO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali . — Per sapere – premesso che:
l'articolo 1, comma 110, della legge n. 190 del 23 dicembre 2014, estende a tutto l'anno 2015, il finanziamento di cui all'articolo 1, comma 183, della legge n. 147 del 2013, erogato per la proroga di 24 mesi della cassa integrazione guadagni straordinaria dovuta per cessazione di attività, nel limite di 60 milioni di euro, al fine di consentire il completamento, nel corso dello stesso 2015, dei piani di gestione degli esuberi di personale relativi al 2014;
il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, anche a fronte della intervenuta normativa, la legge 10 dicembre 2014, n. 183, che prevede l'impossibilità di autorizzare le integrazioni salariali in caso di cessazione definitiva di attività aziendale o di un ramo di essa, con la circolare dello scorso 22 gennaio 2015 ha inteso chiarire le modalità di concessione della proroga per il secondo anno, a fronte di un piano di gestione degli esuberi articolato su 24 mesi, precisando che lo stesso Ministero prenderà in esame le sole domande di proroga il cui secondo anno abbia avuto inizio entro e non oltre il 31 dicembre 2014;
la cassa integrazione per crisi dovuta a cessazione dell'intera azienda (o di una parte di essa), può essere concessa per un periodo di 24 mesi, sempre che le parti, in sede di consultazione sindacale, abbiano concordato un piano di gestione delle eccedenze occupazionali da adottarsi nel periodo di riferimento. Tale importante principio era stato espresso dalla precedente circolare del Ministero del lavoro e delle politiche n. 20 del 6 giugno 2013 a chiarimento dei presupposti necessari per la concessione del predetto ammortizzatore sociale. Tale chiarimento è intervenuto perché la normativa prevede che la cassa integrazione per crisi aziendale non possa essere concessa per un periodo superiore a 12 mesi e che un nuovo periodo può essere concesso solo laddove siano trascorsi due terzi del periodo precedente di concessione, regola che però trova un'eccezione nell'articolo 1 del decreto-legge n. 249 del 2004, convertito nella legge n. 291 del 2004, che ha introdotto la possibilità di concedere il trattamento integrativo salariale per un periodo più ampio rispetto a quello previsto in generale, proprio per favorire la ricollocazione dei lavoratori in esubero, riconoscendo la proroga solo ove l'azienda abbia concretamente dato avvio al piano di gestione degli stessi con azioni volte al ricollocamento ed alla formazione dei prestatori di lavoro. Riguardo a tale ultimo aspetto il Ministero del lavoro e delle politiche sociali chiarito che le imprese che intendono avvalersi del più ampio periodo di trattamento integrativo salariale per cessazione a 24 mesi, devono presentare, già in sede di consultazione sindacale, un piano biennale che preveda in modo puntuale ed esaustivo gli interventi da adottare nel periodo di riferimento. Infine, per il secondo anno, il trattamento integrativo salariale potrà essere concesso solo previa verifica del concreto avvio del piano delle eccedenze occupazionali durante il periodo di cassa integrazione già autorizzato;
con la sopracitata circolare n. 1 del 2015, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali ha inoltre precisato che si procederà nell'esame istruttorio in ordine cronologico di presentazione delle istanze e fino a concorrenza delle risorse finanziarie previste in complessivi 60 milioni di euro, e che le eventuali istanze riferite a programmi di proroghe di crisi aziendale per cessazione di attività, decorrenti dal 1o gennaio 2015, non potranno essere prese in esame;
questo orientamento combinato con le esigue risorse finanziarie stanziate, si tradurranno, inevitabilmente, per i lavoratori della Agrati di Collegno (TO) nella mancata approvazione del secondo anno di cassa integrazione concordata, annullando così ciò che faticosamente era stato concordato, dopo una difficilissima vertenza, tra sindacati ed istituzioni, al fine di attenuare l'effetto che la crisi aziendale producesse sui lavoratori, dando loro il tempo di provare a costruirsi percorsi di ricollocazione;
la Agrati non è l'unica realtà piemontese costretta a misurarsi con il suddetto regime: versano, infatti, in analoga situazione la Pettinatura Biellese di Vigliano, con i suoi 64 addetti, la Liquigas di Quargnento, con 20 addetti e la Gallotta di Casale Monferrato, con 6 addetti. Più fortunati saranno i 195 addetti della Satiz di Moncalieri, perché sottoposti al regime speciale dell'editoria, e i 29 della Sant'Andrea di Novara, che ha appena siglato un accordo col Ministero del lavoro e delle politiche sociali per usufruire a partire dal 1o febbraio, di un anno di integrazione salariale;
a tale platea occorre aggiungere tutti quei lavoratori, circa 1.600 nel solo Piemonte, per i quali l'integrazione salariale per cessata attività scadrà entro l'anno in corso e che vedranno corrispondersi l'Aspi (l'assegno di sussidio). Lo stesso destino spetterà ai dipendenti delle aziende che, alla luce della nuova normativa, non potranno fare affidamento, come in passato, neanche sulla cassa integrazione in deroga, per la cui corresponsione sono previsti termini limitati ed imposti criteri molto restrittivi. Nel solo 2014 sono stati quasi 36.000 i lavoratori assistiti dalla cosiddetta «Cig», mentre per il futuro si stima che saranno circa 10.000 gli addetti, tutti piccole o piccolissime aziende, che senza cassa integrazione in deroga rischieranno il licenziamento;
in tale contesto è intervenuto anche il mancato rifinanziamento dei cosiddetti contratti di solidarietà di tipo «B», quelli a cui possono ricorrere le aziende non industriali per tamponare il crollo della domanda e la perdita di volumi di lavoro, e che diversamente sarebbero costrette a ricercare altre soluzioni, come i part-time forzati o altre forme simili –:
quali iniziative intenda intraprendere al fine di scongiurare il suddetto mancato trattamento integrativo salariale per i lavoratori della Agrati e di sostenere il reddito dei lavoratori di tutte quelle aziende piemontesi coinvolte nei piani di crisi occupazionale e per i quali la nuova normativa rischia di esporre a forme di povertà. (4-07831)