• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/01121 sempre più spesso in Italia emergono criticità in relazione a casi di aziende che porrebbero in essere prassi integranti ipotesi di mobbing; secondo quanto riportato dagli organi di...



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-01121presentato daL'ABBATE Giuseppetesto diMercoledì 3 luglio 2013, seduta n. 45

L'ABBATE, RIZZETTO, ROSTELLATO, COMINARDI, BECHIS, BALDASSARRE, D'AMBROSIO, CARIELLO, DE LORENZIS, BRESCIA, GAGNARLI, CIPRINI, TRIPIEDI, GALLINELLA, MASSIMILIANO BERNINI e SCAGLIUSI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
sempre più spesso in Italia emergono criticità in relazione a casi di aziende che porrebbero in essere prassi integranti ipotesi di mobbing;
secondo quanto riportato dagli organi di stampa, nella fattispecie a pagina 8 de La Gazzetta del Mezzogiorno del 2 luglio 2013, un dipendente dalla società Manutencoop è stato pedinato da un investigatore privato, per conto della medesima azienda (fuori orario lavorativo) mentre si accingeva ad effettuare un viaggio in automobile per dirigersi a Bologna da Bari, ove risiedeva, per un incontro dove era stato convocato dalla stessa azienda;
il pedinamento veniva notato dalla Polstrada che identificava il pedinatore in un investigatore privato di Mantova che, come accertato dal tribunale di Bari, è impiegato presso una agenzia investigativa di Carpi;
le mansioni svolte dall'agenzia investigativa di Carpi sarebbero state retribuite con fattura saldata da Manutencoop, per un corrispettivo pari euro 7.260, al fine di accertare i movimenti del dipendente sottoponendolo a verifiche in quanto aveva in precedenza dichiarato di essere affetto da agorafobia;
la citata azienda non ha mai ammesso dinanzi ai carabinieri di aver sottoposto a pedinamento il dipendente, benché sussisterebbe prova del pagamento di una parcella in favore dell'investigatore;
nel 2010, i sindacalisti della RdB-Usb hanno denunciato che «in Manutencoop all'Ufficio relazioni industriali è stato chiamato un responsabile delle Risorse Umane proveniente da Pirelli che utilizza tecniche persuasive finalizzate a fare dimissionare i lavoratori». Per la sigla sindacale, si tratta di mobbing strategico finalizzato a licenziamenti per induzione;
la vicenda è al centro di una indagine penale e di un procedimento per mobbing davanti al giudice del lavoro perché l'impiegato 55enne, dopo due mesi di ferie forzate ed il pedinamento, verserebbe in condizioni psicologiche precarie;
a parere dell'interrogante tali circostanze costituiscono fattispecie degna del vaglio e dell'attenzione degli organi preposti a verifiche e controlli in relazione al pacifico esercizio di ogni attività da parte dei lavoratori nello svolgimento delle proprie mansioni;
con la sentenza n. 14197/12, depositata il 7 agosto 2012, la Corte di cassazione ha stabilito che «il dipendente può essere fatto seguire e controllare a distanza da un investigatore privato, ma solo se c’è il sospetto che stia commettendo reati. L'investigatore privato invece non può spingersi o essere spinto a verificare l'esatto adempimento dell'obbligazione lavorativa, cioè a fare l'esame a distanza di come il dipendente svolge le sue mansioni» e che «La perquisizione personale cioè corporale del lavoratore sospetto infedele è lecita se c’è il fondato sospetto che questo possa aver commesso un reato, ma non invece quella sulla sua auto o nella sua abitazione». Infatti, la Corte di cassazione, richiamando una precedente decisione della stessa Corte (la sentenza n. 9167/2003), ha ricordato che «le disposizioni (articoli 2 e 3, legge n. 300/70) che delimitano, a tutela della libertà e dignità del lavoratore, in coerenza con disposizioni e principi costituzionali, la sfera di intervento di persone preposte dal datore di lavoro a difesa dei propri interessi, e cioè per scopi di tutela del patrimonio aziendale (articolo 2) e di vigilanza dell'attività lavorativa (articolo 3) è legittima curiosità ma non può arrivare nemmeno all'auto utilizzata dal dipendente» –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza di quanto su esposto;
se il Ministro interrogato non ritenga opportuno intervenire, per quanto di competenza, anche attraverso iniziative ispettive degli organi preposti sul territorio, presso la Manutencoop al fine di porre in essere le più opportune verifiche. (4-01121)