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Atto a cui si riferisce:
C.5/00038 il decreto-legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011, approvata nel dicembre 2011, è intervenuta sul nostro sistema previdenziale penalizzando fortemente...



Atto Camera

Risposta scritta pubblicata Giovedì 11 luglio 2013
nell'allegato al bollettino in Commissione XI (Lavoro)
5-00038

Con il presente atto di sindacato ispettivo gli Onorevoli Interroganti evidenziano come le salvaguardie previste dal decreto-legge cosiddetto «Salva Italia» – che consentono per alcune categorie di lavoratori, tra cui i lavoratori il cui rapporto di lavoro si sia risolto entro il 31 dicembre 2011, in ragione di accordi individuali sottoscritti anche ai sensi degli articoli 410, 411 e 412-ter del Codice di procedura civile, o in applicazione di accordi collettivi di incentivo all'esodo stipulati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative a livello nazionale di poter mantenere i previgenti requisiti di accesso alla pensione – non coprono tutte quelle situazioni che si sono prodotte nel corso di questi anni di crisi occupazionale.
In particolare, gli Onorevoli Interroganti prospettano la situazione di alcuni dipendenti IBM, che hanno sottoscritto accordi di esodo individuale stipulati ad aprile 2011 e depositati presso le DTL competenti, ma la cui data di cessazione formale del rapporto di lavoro non è avvenuta entro il 31 dicembre 2011, bensì è stata fatta coincidere con la maturazione dei requisiti pensionistici previgenti al solo scopo di poter mantenere, anche da pensionati, le convenzioni mediche, bancarie ed assicurative. Tali lavoratori, nel periodo dalla firma dell'accordo alla cessazione formale, sono stati posti in aspettativa non retribuita e senza contributi.
Ricordo, al riguardo, che l'articolo 24 del decreto-legge cosiddetto «Salva Italia» ha posticipato l'accesso al pensionamento, salvo che per talune categorie di lavoratori (cosiddetti «salvaguardati») ai quali continuano ad applicarsi le disposizione previgenti alla data di entrata in vigore del decreto, ancorché maturino i requisiti per l'accesso al pensionamento successivamente al 31 dicembre 2011.
È noto che le categorie di soggetti cosiddetti «salvaguardati» sono state tassativamente previste dal comma 14 del citato articolo 24 (come modificato dall'articolo 6 del decreto-legge cosiddetto «proroga termini» del 2011) e successivamente estese, dapprima, con l'articolo 22 del decreto-legge cosiddetto «spending review» e, poi, con l'articolo 1 comma 231 della legge di stabilità per il 2013.
Ebbene, dall'esame delle richiamate norme di salvaguardia (le quali, pure, consentono – in talune ipotesi – di tenere conto della posizione dei sottoscrittori di accordi individuali di esodo) emerge che la particolare situazione prospettata dagli onorevoli interroganti non rientra fra alcuna di quelle contemplate dalle disposizioni di salvaguardia succedutesi nel tempo.
Le conclusioni appena rassegnate non discendono, quindi, da una lettura «restrittiva» del pertinente quadro normativo, ma muovono dalla consapevolezza per cui le disposizioni in tema di salvaguardia (predisposte in base a rigidi vincoli di disponibilità finanziarie) presentano una portata puntuale e tassativa, che non consente ampliamenti o interpretazioni di carattere estensivo, anche in via amministrativa.
Ne consegue che un eventuale ampliamento delle platee dei destinatari nel senso indicato dagli Onorevoli interroganti richiederebbe in modo necessario una modifica normativa e il reperimento delle conseguenti risorse finanziarie.