• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.5/00282 secondo l'UNWTO, il 2012 è stato l'anno in cui, per la prima volta nella storia, il turismo internazionale ha superato quota un miliardo di arrivi nel mondo (1 miliardo e 35 milioni), secondo...



Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-00282presentato daPETITTI Emmatesto diGiovedì 6 giugno 2013, seduta n. 30

PETITTI. — Al Ministro per i beni e le attività culturali. — Per sapere – premesso che:
secondo l'UNWTO, il 2012 è stato l'anno in cui, per la prima volta nella storia, il turismo internazionale ha superato quota un miliardo di arrivi nel mondo (1 miliardo e 35 milioni), secondo l'agenzia ONU gli arrivi internazionali sono stati complessivamente il 3,8 per cento in più rispetto al 2011;
si tratta di un trend che contraddistingue il settore da diversi anni, la crescita è stata più forte nelle economie emergenti (+4,1 per cento) che in quelle avanzate (+3,6 per cento);
l'incertezza economica globale non ha fermato la crescita del turismo internazionale, che ha mostrato la sua capacità di adattamento alle mutevoli condizioni del mercato e, benché a un tasso inferiore, ci si aspetta un'ulteriore espansione del settore nel 2013;
l'Europa rimane di gran lunga il continente con il più alto numero di turisti al mondo e, nonostante, le difficoltà dell'Eurozona, ha registrato una crescita degli arrivi internazionali pari al 3,3 per cento, risultato da considerarsi positivo per una destinazione matura;
al contrario, l'Italia secondo i dati dell'Osservatorio nazionale del turismo, nel 2012 ha perso lo 0,1 per cento di arrivi e lo 0,7 per cento di presenze di turisti internazionali;
molto più pesante il calo sul fronte interno –9,9 per cento gli arrivi e –11,2 per cento le presenze di turisti italiani;
nonostante la continua perdita di quote di mercato, secondo il World Travel & Tourism Council (WTTC) il contributo diretto del turismo italiano al prodotto interno lordo, nel 2012, è stato pari a 63,8 miliardi di euro (4,1 per cento del totale), mentre il contributo diretto e indiretto si è attestato a 161,2 miliardi di euro (10,3 per cento del totale);
il contributo diretto del turismo italiano all'occupazione è stato nel 2012 di circa un milione e 100 occupati (4,8 per cento), 2 milioni e 681 mila se si considera anche l'occupazione indiretta (11,7 per cento);
se i flussi turistici internazionali crescono e quelli diretti verso l'Italia diminuiscono, c’è con tutta evidenza qualcosa che non funziona nel sistema Paese, la verità è che il turismo non è ancora considerato un settore economico degno di un'attenzione seria e continuativa ed è stato incredibilmente trascurato da tutti i Governi che si sono succeduti;
la novità costituita dalla nuova collocazione del settore all'interno del Ministero per i beni e le attività culturali, con un ulteriore cambiamento nella governance del turismo italiano, può aprire nuove prospettive se tale modifica non finirà con il rendere, ancora una volta, il turismo italiano del tutto residuale all'interno delle politiche di sviluppo del Paese, come è sempre avvenuto in passato;
qualora, invece, la collocazione dell'incarico sulla cultura fosse sfruttata per un rilancio effettivo di immagine e di politiche di sviluppo a livello planetario, si sarebbe forse di fronte a una vera svolta;
secondo la Banca d'Italia, infatti, il turismo culturale contribuisce in misura rilevante ai flussi di viaggiatori stranieri in Italia, pesando per circa un quarto sulla domanda estera complessiva di soggiorno e per quasi la metà su quella relativa ai soli viaggi per vacanza, poiché la spesa pro capite dei turisti interessati alle proposte culturali è più elevata della media, il loro contributo risulta anche maggiore in termini di risorse finanziarie;
il saldo positivo tra entrate e uscite relative al turismo culturale è di circa 6 miliardi di euro l'anno, oltre la metà dell'attivo turistico complessivo;
il confronto internazionale suggerisce l'esistenza di ampi margini di miglioramento nella valorizzazione e nella fruizione del patrimonio artistico e culturale e nel rafforzamento delle attività gestionali e promozionali, al fine di incrementare velocemente le quote di mercato nel settore del turismo culturale, nel quale l'Italia potrebbe ambire a collocarsi al primo posto nel mondo;
l'ulteriore perdita di quote di mercato da parte del turismo italiano è un segnale molto negativo anche dentro la recessione che il Paese sta attraversando; se il turismo internazionale cresce nel mondo non c’è alcuna ragione perché l'Italia perda in competitività internazionale, mentre il mercato nazionale affonda;
le imprese turistiche italiane non possono vivere in solitudine questo momento difficile; a livello globale la maggior parte dei Paesi turistici e di quelli che intendono diventarlo, si organizzano, investendo risorse importanti per intercettare i flussi internazionali previsti in crescita di qui al 2020;
da molti anni non è più sufficiente chiamarsi Italia per vincere sul mercato globale, è necessaria una strategia nazionale forte, da realizzare d'intesa con le regioni, per il turismo internazionale, e si devono rafforzare gli strumenti che si hanno a disposizione per incentivare la domanda interna, in particolare per le fasce più deboli a cominciare da un nuovo ed efficiente sistema di buoni vacanze;
le politiche per il turismo del dopo referendum e riforma costituzionale si sono caratterizzate per le continue oscillazioni tra difesa delle competenze regionali e momenti di accentramento nazionale;
una delle poche novità positive è arrivata dalla Conferenza delle regioni e delle province autonome che ha approvato nel 2010 un documento che rappresenta un valido punto di riferimento per realizzare le politiche nazionali necessarie per il rilancio del settore;
un documento che doveva servire ad evitare gli errori poi commessi con l'approvazione del codice del turismo, definito come una «riforma del settore», senza l'apporto delle regioni e delle organizzazioni di categoria, e successivamente bocciato ampiamente dalla Corte costituzionale;
se il Governo intende mettere mano alla governance del turismo, non è sufficiente il trasferimento delle competenze al Ministero per i beni e le attività culturali, debbono essere organizzate forme di coordinamento costanti tra i ministeri con deleghe che interessano il turismo, per redigere ed aggiornare annualmente il piano strategico nazionale per il turismo in condivisione con tutti i Ministri interessati e con le regioni, individuando le risorse necessarie per finanziarlo;
un progetto adeguato di rilancio del turismo deve ridare innanzitutto la giusta dignità all'Enit che vive da diverso tempo delle forti difficoltà; la promozione dell'immagine del nostro Paese non può più essere inquadrata come un'attività sganciata dalle altre iniziative promozionali e organizzative che a vario titolo si svolgono sul mercato internazionale;
la promozione turistica è in piena evoluzione nei concetti, nei criteri e negli strumenti: il modo tradizionale di fare promozione (brochure, fiere, campagne di advertising) non è più sufficiente, il rapporto diretto, on-line, sta rivoluzionando l'intero comparto, le parole chiave del web 2.0 sono interazione e partecipazione, le strategie promozionali devono tramutarsi, velocemente, in strategie di marketing web;
l'Enit-Agenzia ha innanzitutto un problema di risorse che il Governo deve risolvere, ma deve essere affrontata contestualmente la riforma radicale dell'Enit per realizzare una struttura specializzata, che riesca a interpretare i grandi cambiamenti del settore e dare risposte innovative nei mercati internazionali con politiche di promo-commercializzazione;
una struttura, in sostanza, che risponda esclusivamente a precisi indirizzi programmatici e che possa essere giudicata sulla base dei risultati operativi conseguiti, obiettivo che potrebbe essere realizzato da una società per azioni a maggioranza pubblica che coinvolga pienamente l'insieme di soggetti, di territori, di prodotti destinati a comporre un sistema sotto il «marchio Italia»;
la strategia del rilancio del turismo deve ripartire dal ruolo delle micro e piccole imprese che è decisivo per la crescita dell'economia italiana ma che hanno un bisogno vitale di superare le tante difficoltà di accesso al credito;
la disattenzione di questi anni verso il settore ha fatto maturare negli imprenditori turistici italiani la convinzione di uno Stato incapace di proporre politiche di sviluppo e di fornire strumenti di sostegno;
per continuare a essere una delle principali e più dinamiche attività economiche, il turismo deve uscire dalla marginalità politica in cui si trova per diventare un vero e proprio settore produttivo e imprenditoriale, incluso nelle scelte di politica economica del Paese, per realizzare interventi adeguati ed essere competitivi a livello internazionali;
è urgente riprendere l’iter del piano strategico nazionale che, migliorato nei contenuti e adattato alle esigenze delle regioni, può costituire un primo importante approccio sistemico al settore;
tra i vari problemi del settore c’è anche la disciplina normativa, modificata con il decreto legislativo 23 maggio 2011, n. 79 «codice della normativa statale in tema di ordinamento e mercato del turismo, a norma dell'articolo 14 della legge 28 novembre 2005, n. 246, nonché attuazione della direttiva 2008/122/CE, relativa ai contratti di multiproprietà, contratti relativi ai prodotti per le vacanze di lungo termine, contratti di rivendita e di scambio», che è stato «falcidiato» dalla Corte Costituzionale;
a sollevare la questione alla Consulta erano quattro regioni, Puglia, Toscana, Umbria e Veneto: hanno sollevato la questione di legittimità costituzionale di numerose norme contenute nel codice e la Corte, con sentenza n. 80 depositata il 5 aprile 2012, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del codice del turismo, riconoscendo che il turismo è materia esclusiva delle regioni e bocciando 19 articoli per eccesso di delega del Governo;
sono state cancellate anche le norme in materia di classificazione e standard qualitativi delle strutture ricettive, la disciplina delle agenzie di viaggio e del tour operator, le norme sui sistemi turistici locali e quelle sulla gestione dei reclami da parte del dipartimento del turismo;
è dunque urgente riformare, in accordo con le regioni, il codice prendendo l'occasione per risolvere alcune delle principali problematiche del settore rimaste inevase:
a) l'identificazione di una governance complessiva del turismo coordinata con la nuova collocazione del settore nel Ministero per i beni e le attività culturali;
b) la previsione di una conferenza permanente o di in tavolo interministeriale coordinato dal Ministro per stendere e aggiornare il piano strategico nazionale e verificarne l'attuazione;
c) la revisione dell'attuale «tassa di soggiorno» che ha prodotto scompensi sul territorio tra i comuni che l'hanno istituita e quelli che non l'hanno istituita;
d) la revisione e il finanziamento del sistema dei buoni vacanza;
e) la revisione del sistema dei visti, coinvolgendo l'ENIT oltre al Ministero degli affari esteri;
f) l'estensione del bonus per le ristrutturazioni e la riqualificazione energia anche agli immobili adibiti ad attività turistiche, finalizzandola anche alla sicurezza antincendio;
g) la revisione della disciplina delle guide turistiche;
h) la risoluzione del problema delle concessioni demaniali ad uso turistico-ricettivo, verificando con la Commissione europea la praticabilità di tutte le soluzioni emerse in questi anni dal confronto con le organizzazioni degli imprenditori;
i) mettere il turismo al centro del piano giovani per sviluppare occupazione qualificata;
l) è necessario rivedere l'organizzazione del sistema dei trasporti, puntando ad una maggiore integrazione orientata allo sviluppo del turismo;
la sfida del turismo, perno di un possibile rilancio della crescita del Paese si concentra in poche mosse che attengono, tutte, alla capacità del nostro Paese di fare squadra; migliorare il turismo significa migliorare il Paese, valorizzare le nostre straordinarie risorse, creare nuova occupazione –:
quali iniziative il Ministro intenda assumere per rilanciare il settore del turismo, sostenendone la crescita con iniziative normative e finanziarie adeguate.
(5-00282)