• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.5/00287 la nota catena tedesca di grande distribuzione OBI – B.B.C, srl è presente in provincia di Modena con diversi punti vendita, tra i quali lo stabilimento di Modena ovest; a fronte...



Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-00287presentato daBARUFFI Davidetesto diGiovedì 6 giugno 2013, seduta n. 30

BARUFFI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali . — Per sapere – premesso che:
la nota catena tedesca di grande distribuzione OBI – B.B.C, srl è presente in provincia di Modena con diversi punti vendita, tra i quali lo stabilimento di Modena ovest;
a fronte della liberalizzazione delle aperture commerciali – introdotta da ultimo con l'articolo 31 del decreto-legge n. 201 del 2011, convertito con legge del 22 dicembre 2011 n. 214, che consente di organizzare il servizio di vendita al pubblico senza vincoli di orari e di giornate di apertura – OBI ha optato per un regime particolarmente intensivo di aperture, che comprende tutte le domeniche e le principali festività, dalle ore 8 alle ore 21;
il comune di Modena, in data 25 settembre 2011, ha raggiunto un accordo con le associazioni del commercio (piccola e grande distribuzione), pur ritenuto insufficiente dalle organizzazioni sindacali, che mira a salvaguardare i diritti dei lavoratori, dei piccoli esercenti e il rispetto delle ricorrenze civili e religiose, escludendo tra l'altro l'apertura nelle festività del 25 aprile, 1o maggio, lunedì dell'Angelo e 2 giugno;
OBI ha ritenuto, viceversa e unilateralmente, di non attenersi a questo codice a tutela dei cittadini-lavoratori, programmando (ed effettivamente praticando) l'apertura di alcuni punti vendita, tra cui lo stabilimento di Modena Ovest, nelle festività menzionate;
la scelta dell'azienda, non condivisa con i lavoratori, le rappresentanze aziendali e le organizzazioni sindacali, ha provocato la comprensibile resistenza degli stessi che, proprio in concomitanza di queste festività, hanno proclamato alcuni scioperi;
proprio in concomitanza con questi fatti, in data 6 maggio 2013, sono stati contestati al rappresentante sindacale aziendale signor Corrado Di Stefano – tramite formale «contestazione d'infrazione disciplinare», ai sensi dell'articolo 7 della legge n. 300 del 1970 – presunti comportamenti scorretti verso i propri colleghi, tra cui, segnatamente, indebite pressioni sui colleghi a partecipare alle iniziative di lotta promosse dal sindacato e dalla RSA;
avverso a tale contestazione il signor Di Stefano ha presentato una propria memoria difensiva e a sua tutela si è attivato il sindacato;
a nulla valendo le ragioni esposte dal signor Di Stefano l'azienda, con propria comunicazione del 23 maggio 2013, ha provveduto alla risoluzione del rapporto di lavoro, ai sensi dell'articolo 2119 del codice civile;
conseguentemente si è ulteriormente inasprito lo scontro tra azienda e lavoratori, essendo opinione diffusa tra questi ultimi e del sindacato che il provvedimento assunto dall'azienda altro non sia che la conseguenza diretta dell'attività sindacale del signor Di Stefano e che quindi non solo si configuri un licenziamento senza giusta causa, ma che vi sia raggravante che questo rientri in un comportamento antisindacale teso a discriminare chi rappresenta i lavoratori;
saranno naturalmente le autorità preposte ad accertare i fatti e a dirimere la controversia legale che dal provvedimento è scaturita;
nei punti vendita Obi molti contratti sono part-time o di tipo precario: posta la crisi in cui versa il settore della distribuzione, stante il calo dei consumi registrato in questi anni da un lato; proprio la nuova organizzazione degli orari di lavoro sta rendendo molto più ricattabili i lavoratori – segnatamente le lavoratrici – che debbono concordare o subire turni di lavoro che contrastano con quelli della propria vita familiare, dall'altro;
il combinato disposto di questi due elementi rende il lavoro e la sua rappresentanza il fattore oggettivamente più debole nel settore della distribuzione, segnatamente di quella grande, dove sia il ricorso a forme contrattuali precarie, sia la presenza di mano d'opera femminile sono piuttosto significativi –:
se sia al corrente dei fatti riportati in premessa;
se il Governo, anche su iniziativa specifica del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, non ritenga necessario riconsiderare taluni contenuti del decreto-legge n. 201 del 2011, nel quale non trova alcuno spazio la tutela dei lavoratori, che pure sono insieme alle imprese e ai consumatori, una delle parti in causa della nuova disciplina;
se non ritenga utile monitorare con attenzione le ricadute che la nuova disciplina provoca sul lavoro, la sua organizzazione, i suoi diritti e la sua rappresentanza, essendo con ogni evidenza il lavoro e la condizione dei lavoratori e delle lavoratrici la posizione debole tra le parti in campo;
quali iniziative intenda assumere affinché la tutela dei lavoratori e della loro rappresentanza non sia unicamente affidata alle sedi giudiziali, ma trovi viceversa nell'iniziativa positiva del Governo un elemento di protezione e promozione.
(5-00287)