• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE

link alla fonte scarica il documento in PDF

Atto a cui si riferisce:
C.3/01328 dalla necessità di una maggiore efficienza nei servizi, in vista di una possibile diminuzione dei loro costi e come leva per maggiori investimenti, si colloca l'avvio, sin dalla XV legislatura,...



Atto Camera

Interrogazione a risposta immediata in Assemblea 3-01328presentato daGIAMMANCO Gabriellatesto diMercoledì 4 marzo 2015, seduta n. 385

GIAMMANCO e PALESE. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
dalla necessità di una maggiore efficienza nei servizi, in vista di una possibile diminuzione dei loro costi e come leva per maggiori investimenti, si colloca l'avvio, sin dalla XV legislatura, di un programma straordinario di analisi, valutazione e contenimento della spesa dello Stato, comunemente denominato, sulla base di analoghe esperienze internazionali spending review. Nello specifico, a fronte delle difficoltà riscontrate nel perseguire una riduzione delle dinamiche della spesa pubblica, è emersa la necessità di potenziare il monitoraggio dei flussi della finanza pubblica e di elaborare nuovi strumenti, di carattere più strutturale e selettivo, finalizzati a consentire un più penetrante controllo;
tra gli obiettivi sottesi a tale meccanismo vi è quello di superare la logica dei tagli lineari alle dotazioni di bilancio e il criterio della spesa storica. Nel corso della XVI legislatura, il processo di analisi e revisione della spesa è stato dapprima incorporato e reso permanente nel sistema delle decisioni di bilancio ad opera della nuova legge di contabilità e finanza pubblica (legge n. 196 del 2009), a cui poi si sono poi affiancati, a partire dall'estate del 2011, specifici interventi legislativi. Questi ultimi, oltre ad ampliarne l'ambito di operatività, hanno definito modalità applicative di carattere speciale rispetto alla disciplina generale, facendo, in particolare, leva sulla diffusione del metodo dei fabbisogni e dei costi standard utilizzato e sancito sul piano normativo, con riferimento agli enti territoriali dalla legge delega n. 42 del 2009 di attuazione del federalismo fiscale;
un ulteriore filone di interventi in materia di spending review si è registrato nell'ultimo anno della XVI legislatura, anche a seguito della presentazione, in data 30 aprile 2012, del rapporto che ha inteso affrontare il problema della spesa pubblica dal punto di vista delle singole attività, funzioni o organizzazioni nelle quali l'offerta di beni e servizi al cittadino si organizza. Pressoché contestualmente alla presentazione del rapporto, il 3 maggio 2012 è stata adottata una direttiva del Presidente del Consiglio dei ministri, che ha disciplinato l'attività di revisione della spesa delle amministrazioni centrali da realizzare nell'arco del periodo 1o giugno-31 dicembre 2012, al fine di conseguire un obiettivo di riduzione della spesa indicato in un importo pari a 4,2 miliardi di euro per l'anno 2012;
con due appositi provvedimenti d'urgenza si è, dunque, provveduto ad avviare il nuovo ciclo di spending review. In particolare, in una prima fase, con il decreto-legge 7 maggio 2012, n. 52, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 94 del 2012, recante «Disposizioni urgenti per la razionalizzazione della spesa pubblica», è stato istituito un comitato interministeriale per la revisione della spesa pubblica e, in un secondo momento, con il decreto-legge n. 95 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 135 del 2012, recante «Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini, nonché misure di rafforzamento patrimoniale delle imprese del settore bancario», si è proceduto all'adozione di una serie di misure di contenimento e riorganizzazione della spesa pubblica volte a realizzare, per quanto concerne il comparto delle amministrazioni centrali, gli obiettivi indicati nella direttiva del Presidente del Consiglio dei ministri del 3 maggio 2012, nonché, per ciò che attiene al generale settore della pubblica amministrazione, ad operare una rimozione della spesa per beni e servizi, anche sulla base delle risultanze dell'analisi svolta del commissario straordinario per la spending review;
il Consiglio dei ministri del 4 ottobre 2013 ha poi nominato Carlo Cottarelli, già responsabile del dipartimento finanza pubblica del Fondo monetario internazionale, nuovo commissario straordinario per la spending review. L'attività del commissario straordinario ha riguardato le spese delle pubbliche amministrazioni, degli enti pubblici, nonché delle società controllate direttamente o indirettamente da amministrazioni pubbliche che non emettono strumenti finanziari quotati in mercati regolamentari;
nelle prime settimane del Governo Renzi, il commissario Cottarelli ha preparato un piano di tagli per 34 miliardi in tre anni. Nello specifico il piano prevedeva l'adozione di misure di razionalizzazione e revisione della spesa tali da determinare una riduzione della spesa delle amministrazioni pubbliche non inferiore a 600 milioni di euro nel 2015 e 1.310 milioni di euro per ciascuno degli anni 2016 e 2017. Inoltre, si prevedevano variazioni delle aliquote di imposta e riduzioni delle agevolazioni e detrazioni fiscali tali da conseguire maggiori entrate pari a 3.000 milioni di euro per il 2015, 7.000 milioni per il 2016 e 10.000 milioni a decorrere dal 2017;
un piano ben strutturato le cui previsioni avrebbero dovuto essere contenute nel decreto «sblocca Italia», che poi sono state rimandate alla legge di stabilità, nella quale sono state inserite solo alcune indicazioni fornite dal commissario della spending review e nello specifico sul «disboscamento» della giungla delle partecipate. A seguito delle dimissioni del commissario Cottarelli non si è più avuta alcuna notizia in merito allo studio condotto dal suo team che, invece, è tornato alla ribalta proprio in questi giorni;
infatti, in un articolo pubblicato su Il Corriere della Sera del 22 gennaio 2015 si evidenzia come i 25 documenti finali della spending review si siano praticamente «volatilizzati», in quanto non si trovano né presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, né presso il Ministero dell'economia e delle finanze. Nel mese di dicembre 2014 il Comitato per il Foia (Freedom of information act) ha inviato formali richieste alla Presidenza del Consiglio dei ministri e al Ministero dell'economia e delle finanze per rendere pubbliche le relazioni finali sulla revisione della spesa: il dipartimento per la programmazione e il coordinamento delle politiche economiche della Presidenza del Consiglio dei ministri ha, però, risposto che «non possiede gli atti richiesti non avendo peraltro competenza in materia e visto che il commissario straordinario si avvale delle risorse umane e strumentali del Ministero dell'Economia». In un successivo momento, il Comitato si è quindi rivolto al Ministero dell'economia e delle finanze e la risposta ricevuta dalla portavoce del Ministro interrogato è stata ancora più surreale, visto che ha spiegato che lo studio di Cottarelli non è presente nella documentazione del Ministero dell'economia e delle finanze, dato che il commissario non ha mai fatto parte del Ministero dell'economia e delle finanze –:
se il Governo intenda rendere pubblici i documenti vagliati dal commissario Cottarelli, come l'Esecutivo abbia fino ad ora utilizzato i dati forniti dall'analisi svolta del commissario straordinario per la spending review, quali siano stati i tagli di spesa effettivamente conseguiti sulla base delle analisi svolte dal commissario straordinario e quali si intendano effettuare in futuro. (3-01328)