• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE

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Atto a cui si riferisce:
C.3/01339 in data 26 febbraio 2015, il quotidiano il «Sole24 ore» in un articolo a firma di Gabriele Fava, dal titolo: «Jobs act, rischio contenziosi sulle tutele crescenti» nel quale si descriveva...



Atto Camera

Interrogazione a risposta orale 3-01339presentato daZACCAGNINI Adrianotesto diVenerdì 6 marzo 2015, seduta n. 386

ZACCAGNINI, MELILLA, NICCHI e RICCIATTI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
in data 26 febbraio 2015, il quotidiano il «Sole24 ore» in un articolo a firma di Gabriele Fava, dal titolo: «Jobs act, rischio contenziosi sulle tutele crescenti» nel quale si descriveva come: «Il Jobs act compie un grosso passo in avanti, che dovrebbe aiutare l'occupazione e, di concerto, la competitività delle imprese.[...] tra le possibili e immediate conseguenze connesse all'introduzione del contratto di lavoro a tutele crescenti potrebbe esserci la creazione di un dualismo di categorie di lavoratori, quelli che soggiacciono alla nuova disciplina e coloro ai quali continuerà ad applicarsi la vecchia formulazione dell'articolo 18;
il jobs act pone seri dubbi circa la violazione dell'articolo 3 della Costituzione italiana in quanto la coesistenza di tale dualismo farà sorgere l'esigenza di stipulare accordi di armonizzazione (con le rappresentanze sindacali) volti a semplificare e omogeneizzare il più possibile la gestione interna del personale (e i relativi costi)[...];
le modifiche apportate in materia di licenziamenti, se da un lato diminuiranno il contenzioso, dall'altro lo innalzeranno per i licenziamenti asseritamente discriminatori e illeciti, nonché per quelli disciplinari qualora venisse dimostrata in giudizio l'insussistenza del fatto materiale posto alla base dei medesimi, essendo questi nell'assetto normativo odierno – gli unici strumenti a disposizione dei lavoratori per ottenere la reintegra nel luogo di lavoro;
generiche e poco incisive sono, poi, le previsioni relative allo ius variandi del datore di lavoro. Viene riconosciuta la possibilità di modificare le mansioni lavorative, il livello di inquadramento e la relativa retribuzione del lavoratore, ma certamente serviranno alcuni correttivi. Resta anche da comprendere cosa debba intendersi per «modifica degli assetti organizzativi aziendali che incidono sulla posizione del lavoratore» e cosa debba intendersi per «ulteriori ipotesi di assegnazione di mansioni appartenenti al livello di inquadramento inferiore»;
non si comprende, poi, quale sia il carattere di novità di tale previsione considerato che, tale tipo di accordi erano già consolidati nelle prassi aziendali ed erano e sono, tra l'altro, sempre stati avallati da consolidata giurisprudenza. Dal punto di vista delle relazioni industriali, i decreti attuativi in esame riconoscono un ruolo centrale alla contrattazione collettiva a cui vengono demandati numerosi e ampi poteri normativi;
ciò potrebbe portare a un inasprimento dei rapporti con i sindacati, i quali diverrebbero detentori di grande potere contrattuale da utilizzare come strumento di lotta contro i datori di lavoro;
altro aspetto critico del contratto di lavoro a tutele crescenti è quello che riguarda i licenziamenti collettivi; si rischia di aprirsi subito un contenzioso davanti alla magistratura. Nei collettivi infatti emergerà in maniera evidente quella divisione strutturale tra vecchi e nuovi assunti che percorre tutto il Jobs act. Nel caso di licenziamenti collettivi illegittimi, il giudice dovrebbe ordinare il reintegro nel posto di lavoro di coloro che sono stati assunti prima della riforma mentre per quelli presi col contratto a tutele crescenti basterebbe l'indennizzo economico –:
se il Governo non reputi di valutare le considerazioni, fatte in premessa, tratte dall'articolo del «Sole 24 ore» soprattutto per quel che concerne la violazione dell'articolo 3 della Costituzione italiana;
se il Governo non reputi, nonostante gli intenti del Jobs act, che introdurrebbe il contratto a tutele crescenti con lo scopo di diminuire la precarietà, che si possa, al contrario, creare una classe di lavoratori fortemente precarizzata, esclusa dall'accesso ai diritti e alla dignità sociale ed economica, tenendo presente ad esempio che le banche ad oggi non sanno dare risposte se concederanno o meno mutui a lavoratori assunti con il Jobs act in considerazione del fatto che il contratto a tutele crescenti, senza la garanzia dell'articolo 18, è un contratto precario e le banche, sinora, non hanno mai Concesso mutui ai lavoratori precari. (3-01339)