• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/08414 nell'ottobre del 2014 la Commissione europea autorizzò sussidi pubblici da parte del Governo britannico per la costruzione della nuova centrale nucleare di Hinkley Point. Secondo questo «aiuto...



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-08414presentato daREALACCI Ermetetesto diVenerdì 13 marzo 2015, seduta n. 391

REALACCI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale . — Per sapere – premesso che:
nell'ottobre del 2014 la Commissione europea autorizzò sussidi pubblici da parte del Governo britannico per la costruzione della nuova centrale nucleare di Hinkley Point. Secondo questo «aiuto di Stato» sarà garantito per 35 anni che l'energia prodotta dall'impianto sia pagata circa il doppio del valore di mercato attuale, con la differenza coperta con le risorse di tutti consumatori. La nuova centrale infatti per più di tre decenni godrà di uno «strike price» di 92,5 sterline (circa 123 euro) per ogni MWh generato, che in valore nominale al 2058, anno in cui scadrà l'incentivazione, diverranno 279 sterline per MWh;
come per altri due impianti in costruzione in Europa, a Flamanville in Francia e Olkiluoto in Finlandia, anche nel Regno Unito si è assistito ad una lievitazione dei costi e a notevoli ritardi nella costruzione della centrale. L'impianto di Hinkley Point, secondo alcuni articoli del Financial Times, non costerà più 16 miliardi di sterline come preventivato un anno fa da EDF ma oltre un terzo in più: 24,5 miliardi di pound (cioè circa 31,7 miliardi di euro). La cifra iniziale di 16 miliardi, ha fatto sapere EDF, era in valuta 2012 e non comprendeva i costi del capitale e altri costi di preliminari. Da qui si evince che il sostegno pubblico per la costruzione del predetto impianto nucleare sia fondamentale;
è stata diffusa la notizia riportata peraltro anche dal quotidiano online Qualenergia, che sull'aiuto di Stato britannico per la centrale di Hinkley Point il Governo austriaco abbia annunciato di fare ricorso contro la decisione della Commissione europea che ad ottobre 2014 aveva dato il via libera al sostegno pubblico di Londra per la nuova centrale da 3,3 GW, che nei programmi al 2023 dovrebbe fornire il 7 per cento del fabbisogno elettrico del Paese;
lo Stato austriaco si appellerà contro l'aiuto britannico «perché non considera il nucleare una tecnologia sostenibile né in termini ambientali né in termini economici». E, secondo alcune agenzie stampa, il direttore del Ministero dell'ambiente austriaco, Andreas Molin aggiunge: «Se si accetta l'argomento che Hinkley Point sia un “fallimento di mercato” – come scritto nella decisione della Commissione sul via libera agli aiuti – lo strumento si potrebbe applicare a tutte le altre tecnologie per la produzione elettrica, probabilmente anche alle altre forme di conversione dell'energia e forse anche al di fuori del settore energetico. Pensiamo che la cosa riguardi ogni singolo mercato». All'azione austriaca potrebbero accodarsi — stando ad indiscrezioni del Guardian – anche il Lussemburgo e un altro Stato membro anche perché i trattati comunitari europei non giustificano un aiuto come quello britannico, essendo difficile dimostrare l'interesse comune dell'Unione nella costruzione di un reattore atomico nel Regno Unito –:
se il Governo italiano sia a conoscenza della vicenda e se non intenda valutare l'opportunità di fare ricorso, come già fatto dal Governo federale austriaco, contro la decisione della Commissione europea che autorizzò in autunno nonostante la precaria sostenibilità finanziaria del progetto, il sussidio pubblico pluridecennale alla costruzione della centrale nucleare di Hinkley Point nel Regno Unito. (4-08414)