• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.5/00396 la crisi iniziata nel 2008 sta tuttora esercitando un forte impatto sul sistema creditizio italiano, portando in evidenza situazioni patrimoniali messe a dura prova. La Banca d'Italia ha più...



Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-00396presentato daPETRINI Paolotesto diGiovedì 20 giugno 2013, seduta n. 37

PETRINI, LODOLINI, LUCIANO AGOSTINI, MARCHETTI, MANZI e MORANI. – Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
la crisi iniziata nel 2008 sta tuttora esercitando un forte impatto sul sistema creditizio italiano, portando in evidenza situazioni patrimoniali messe a dura prova. La Banca d'Italia ha più volte rammentato l'esigenza di rispettare adeguati parametri patrimoniali (in aderenza ai cosiddetti indicatori Basilea 2) e di sollecitare innovazioni e rigore nella governance degli istituti di credito, all'altezza della sfida di assicurare al sistema economico nel suo complesso il sostegno da parte di un sistema del credito adeguato. Il panorama del mercato del credito in Italia, come è noto, è stato caratterizzato da alcune tendenze di lungo periodo: dall'ingresso nell'euro si sono rafforzati il ruolo di vigilanza della Banca d'Italia e l'esplicarsi delle precipue possibilità di impulso, con l'effetto visibile di fusioni ed acquisizioni virtuose e, in alcuni casi, necessarie;
si riscontra un panorama di rarefazione degli istituti di credito marchigiani, in cui diverse realtà pur con sedi e denominazioni regionali hanno ormai proprietà e testa pensante in altre regioni italiane. Il credito nelle Marche è progressivamente divenuto «terra di conquista» da parte di istituti provenienti da altre regioni o da altri Paesi europei, interessati a drenare risparmi da convogliare verso impieghi prevalentemente in altre aree territoriali;
da tale desertificazione del mercato del credito regionale emergono ormai soltanto qualche banca di credito cooperativo e la Banca delle Marche, al momento la principale espressione regionale;
vi è una profonda differenza, in termini sostanziali, fra un sistema di credito gestito a livello locale ed uno gestito a livello remoto, fra una governance radicata e una non radicata. Le banche del territorio, operando in un ambito geografico ristretto, con rapporti di relazione durevoli e una profonda conoscenza del contesto, hanno contribuito alla industrializzazione diffusa dei sistemi di piccole e medie imprese, come nelle Marche. Le imprese «banche» ricoprono una duplice responsabilità: sia gestionale («fare utili» con scelte strategiche, operative e organizzative orientate alla redditività), sia territoriale («fare sviluppo» perché la banca è un fondamentale agente di sviluppo: non solo eroga credito, ma anche seleziona progetti, veicola innovazioni, valuta le potenzialità delle imprese locali, afferma i princìpi della trasparenza, della fiducia, della solidarietà, del merito professionale; inoltre contribuisce a formare una classe dirigente locale di imprenditori, professionisti, amministratori, dirigenti). È però auspicabile una responsabilità territoriale, che richiede la propensione ad adattarsi a molteplici esigenze di sviluppo economico-sociale locale. Infatti, forti istituti di credito locali inducono anche le banche esterne a confrontarsi su specifici obiettivi di sviluppo locale: in altre parole la presenza di robuste banche del territorio costringe le banche esterne a fare maggiore attenzione alle esigenze del territorio stesso;
la problematica del ruolo delle Fondazioni bancarie, proprietarie degli istituti di credito, è dibattuta, a partire dalla cosiddetta riforma Amato. Riemerge periodicamente la proposta che le Fondazioni escano definitivamente, ma allora il rischio è che la gestione del credito perda radici territoriali. Resta invece convincente l'idea che le condizioni di rappresentatività delle Fondazioni possano e debbano essere riviste, evitando contrapposizioni personali o tensioni che rischiano di dilaniare la stessa potenzialità di intervento economico sul territorio, allorquando la visuale resti autocentrata ed autoriferita;
appare opportuno mobilitare l'aggregazione e la valorizzazione delle forze economiche e sociali locali nel sostegno agli istituti di credito territoriali, mettendo a disposizione la massa finanziaria critica eventualmente necessaria in una fase di crisi congiunturale come l'attuale, evitando prospettive di acquisizione da parte di un unico soggetto economico, magari esterno al contesto territoriale;
l'amministrazione regionale ribadisce il proprio sostegno integrato sul versante del credito, in un disegno organico che comprende la riorganizzazione della rete dei Confidi, la valorizzazione degli strumenti finanziari disponibili a livello comunitario, la velocizzazione dei pagamenti da parte della pubblica amministrazione anche grazie alla cessione agli enti locali di spazi finanziari a valere sul patto di stabilità interno;
si segnalano:
a) l'azione di responsabilità formalmente richiesta dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Macerata (Carima);
b) la censurabile presa di posizione della Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi (Carisj) a proposito della revisione delle incompatibilità in merito alle condizioni e requisiti di eleggibilità per quanti ricoprano cariche negli organi di indirizzo e governo e la conseguente nomina del presidente della Fondazione;
c) l'assottigliamento del margine di intervento nel capitale da parte di tutte e tre le Fondazioni partecipanti;
d) le iniziative legali di natura sia civile che penale nei confronti della precedente dirigenza;
e) la grave situazione amministrativa e gestionale maturata negli ultimi anni;
f) la necessità di ridefinire il ruolo, la governance e l'area operativa della Banca delle Marche;
g) l'esigenza di promuovere una attività di vigilanza sulle Fondazioni, sia in termini di persuasione morale che di eventuale censura di comportamenti volti a perpetuare pratiche contrarie alle finalità di buona governance dell'istituto di credito;
h) la profondità della situazione della Banca delle Marche, rappresentabile in:
1) forte esposizione alla crisi, con rischio di vendita a valori inferiori a quelli effettivi e sradicamento dalla realtà territoriale;
2) bilancio approvato recentemente da Banca delle Marche che certifica perdite per 518 milioni di euro, ma con stime che, a quanto consta agli interroganti, ipotizzano cifre anche superiori;
3) necessità, evidenziata dalla Banca d'Italia, di portare da circa 250 milioni di euro a circa 300 il fondo per la necessaria ricapitalizzazione;
4) necessità di riorganizzare il raggio operativo della Banca, mediante la vendita o la compartecipazione delle sedi extraregionali o le sedi regionali in sovrapposizione;
5) presenza di un piano industriale che privilegi l'efficienza ma non solo scaricandosi sul fattore lavoro;
6) studio e proposta di alleanze funzionali per esigenze di sviluppo della Banca a livello sia nazionale che internazionale –:
di quali elementi disponga in relazione a quanto esposto in premessa e quali iniziative di competenza intenda assumere per verificare la sana e prudente gestione da parte delle fondazioni che detengono partecipazioni della Banca delle Marche;
quali iniziative, anche normative, intenda assumere in merito alla governance delle fondazioni bancarie. Se il Governo, nell'ambito delle proprie competenze, tramite il Ministero dell'economia e delle finanze, presente nell'ambito del Comitato interministeriale per il credito e il risparmio (CICR), intenda espletare compiutamente la vigilanza sulle Fondazioni che esprimono la proprietà di Banca delle Marche, favorendo i princìpi della migliore rappresentanza territoriale e la rotazione degli incarichi, anche riscontrando che le Fondazioni non interferiscano nella gestione operativa dell'Istituto di credito nello spirito della cosiddetta riforma Amato, e se, qualora i risultati della vigilanza lascino emergere elementi che possano rilevare anomalie in merito alla gestione della banca, il Governo non intenda comunicarli alla Banca d'Italia per il seguito di competenza. (5-00396)