• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.5/00444 Giuliano Delnevo, cittadino italiano convertito all'Islam, è morto in Siria parrebbe nei combattimenti tra le forze governative e la guerriglia sunnita, a cui si sarebbe unito probabilmente a...



Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-00444presentato daCHAOUKI Khalidtesto diMercoledì 26 giugno 2013, seduta n. 41

CHAOUKI e QUARTAPELLE PROCOPIO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro degli affari esteri, al Ministro dell'interno . — Per sapere – premesso che:
Giuliano Delnevo, cittadino italiano convertito all'Islam, è morto in Siria parrebbe nei combattimenti tra le forze governative e la guerriglia sunnita, a cui si sarebbe unito probabilmente a fine 2012;
Delnevo risulta iscritto sul registro degli indagati della procura di Genova già dal novembre del 2009 con altre cinque persone – un italiano e quattro maghrebini – per arruolamento e addestramento con finalità terroristiche; Delnevo era «attenzionato» da tempo ed i suoi spostamenti all'estero erano seguiti con attenzione dagli inquirenti che hanno dichiarato di essere a conoscenza della sua presenza in Siria;
il procuratore genovese Michele Di Lecce ha dichiarato a mezzo stampa che esclude che vi siano collegamenti con altre procure nell'inchiesta e di non essere a conoscenza di cosiddette centrali di arruolamento a Genova o altrove. Secondo la procura di Genova l'indagine su Delnevo riguarda solo lui, la sua attività e le persone arruolate insieme a lui;
il direttore del dipartimento delle informazioni per la sicurezza Giampiero Massolo ha dichiarato in merito che «in Italia non c’è un bacino di reclutamento, ma solo delle individualità che entrano in comunicazione con cellule jihadiste attraverso il web e che il fenomeno è molto meno diffuso nel nostro Paese rispetto a molti altri nostri partner occidentali». Inoltre, ha evidenziato che i servizi segreti non hanno avuto notizia di strutturati canali di instradamento verso la Siria di aspiranti mujahidin né di indicatori specifici di una specifica minaccia;
Foad Aodi, presidente della Comunità del mondo arabo (Coniai) e a capo dell'Associazione medici stranieri (Amsi) sostiene, sulla base di fonti siriane a lui vicine, che in Siria, in particolare a Deir Ezzor e ad Aleppo, ci sono circa 45-50 miliziani di origine italiana – soprattutto provenienti dal nord e anche da Roma – insieme con i ribelli, tra i quali anche una donna. Si stimano all'incirca 600 miliziani, di cui non si sa però se si tratti di convertiti all'Islam o di persone con doppia cittadinanza, partiti da tutta Europa tra cui tre donne, una italiana, una spagnola e una cecena impegnate a curare i feriti ad Aleppo;
ad oggi, il pericolo maggiore che segnalano gli analisti dell’intelligence sono i potenziali «terroristi solitari», i cosiddetti «self starters», i terrorismi senza schema, ed è dimostrato come il web possa essere una potente forma di auto-addestramento e auto-reclutamento, uno spazio virtuale per la diffusione di messaggi di odio e incitamento al terrorismo. È un tipo di terrorismo difficile da prevedere e, soprattutto, prevenire –:
se rispondano al vero le notizie riguardo ai circa 50 italiani presenti in Siria al fianco dei ribelli;
quali informazioni abbia il Governo in merito al fenomeno dei «terroristi solitari» e all'utilizzo del web per fini terroristici e come intenda monitarlo.
(5-00444)