Proposta di modifica n. 10.100 al ddl S.890 in riferimento all'articolo 10.

testo emendamento del 24/07/13

Il Senato,

        in sede di esame del decreto legge 28 giugno 2013, n. 76, recante primi interventi urgenti per la promozione dell'occupazione, in particolare giovanile, della coesione sociale, nonché in materia di Imposta sul valore aggiunto (IVA) e altre misure finanziarie urgenti;

        premesso che:

            il cumulo tra pensioni e redditi da lavoro è stato oggetto, in anni recenti, di numerosi interventi legislativi, dapprima ispirati al principio dell'integrale cumulabilità del trattamento di pensione con la retribuzione; successivamente, diretti a ridurre o eliminare del tutto tale cumulabilità (legge 23 dicembre 2000, n. 388), anche in funzione deterrente rispetto al ricorso al pensionamento di anzianità;

            con l'articolo 19 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, la normativa è stata totalmente modificata, introducendo l'integrale cumulabilità dal 10 gennaio 2009 delle pensioni che rientrano nel sistema di calcolo retributivo e contributivo (es. anzianità, vecchiaia, eccetera), con i redditi da lavoro autonomo e dipendente;

            in sostanza, tutte le pensioni di anzianità (o altrimenti definite, caratterizzate cioè dall'essere anticipate rispetto all'età prevista dalla legge per il conseguimento della pensione di vecchiaia), godono dello stesso regime di totale cumulabilità con i redditi da lavoro autonomo e dipendente, indipendentemente dal regime pensionistico (retributivo, contributivo o misto) al quale appartengano;

            a disciplina del cumulo tra pensione e reddito da lavoro nel caso di pensione calcolata con il sistema contributivo è stata infatti uniformata a quella prevista nel regime retributivo e misto, in considerazione dell'uniformità dei requisiti per l'accesso al trattamento pensionistico anticipato in tutti e tre i regimi;

            il divieto di cumulo resta fermo, tuttavia, nei confronti dei pubblici dipendenti, nel caso in cui siano riammessi in servizio presso le pubbliche amministrazioni;

            il citato articolo 19 del decreto-legge n. 112/2008, infatti, ha previsto che restino in vigore le disposizioni del decreto del Presidente della Repubblica 5 giugno 1965, n. 758, il quale prevede che il cumulo di una pensione con un trattamento per un'attività resa presso le pubbliche amministrazioni non sia ammesso nei casi in cui il nuovo servizio prestato costituisca una derivazione, una continuazione od un rinnovo del rapporto precedente che ha dato luogo alla pensione;

            l'abolizione del divieto di cumulo non tocca i soggetti titolari di pensione ai superstiti (c.d. pensioni di reversibilità) e degli assegni di invalidità con gli altri redditi (divieti previsti dalla legge 8 agosto 1995, n. 335, e rimasti in vigore oltre il 31 dicembre 2008). In questo caso, il soggetto interessato dovrà rinunciare a rinunciare ad una parte della propria pensione o rendita in caso di reddito superiore a determinati livelli;

        impegna il Governo:

            al fine di contenere la spesa pensionistica a carico degli enti o istituti pubblici competenti alle relative erogazioni, ad assumere iniziative normative volte a modificare il citato articolo 19 del decreto-legge n. 112 del 2008, rendendo non cumulabili i redditi da lavoro dipendente e da lavoro autonomo con i trattamenti pensionistici di cui all'articolo 24, commi 6, 7 e 9, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, e con i trattamenti relativi alla pensione anticipata di cui all'articolo 24, commi 10 e 11, del citato decreto legge n. 201 del 2011, nonché con i vitalizi erogati da gestioni previdenziali pubbliche e con ogni altro trattamento pensionistico erogato da istituti pubblici a titolo di pensione di vecchiaia o di anzianità sulla base della normativa precedente a quella introdotta dal citato articolo 24 del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201, eccezion fatta per la parte contributiva dei relativi trattamenti pensionistici.